28 March 2010

Per una nuova libertà /3

Soluzioni libertarie a problemi attuali: conservazione, ecologia, sviluppo — Inquinamento
È interessante notare che ci sono due aree in cui l'inquinamento è diventato un problema grave: l'atmosfera e l'acqua, e in particolare i fiumi. Si tratta però proprio di quelle aree in cui non è ancora concessa la proprietà privata.
I fiumi, e anche gli oceani, sono in linea di massima proprietà dello Stato; la proprietà privata, e comunque la proprietà privata completa, non è mai stata concessa per le acque. In definitiva, quindi, i fiumi appartengono agli Stati. Tuttavia il diritto di proprietà dello Stato non è un vero diritto di proprietà, giacché i funzionari del governo, pur potendo controllare tale risorsa, non possono raccogliere i frutti del suo valore capitale sul mercato: non possono vendere i fiumi o venderne i titoli in borsa. Di conseguenza, non sono economicamente incentivati a preservarne la purezza e il valore. I fiumi, quindi, dal punto di vista economico, sono "proprietà di nessuno"; perciò, i funzionari hanno permesso che i fiumi potessero essere inquinati e rovinati. Chiunque ha potuto scaricare rifiuti nelle acque. Consideriamo ciò che succederebbe se le imprese private potessero possedere laghi e fiumi. Se una compagnia privata fosse proprietaria del lago Eire, ad esempio, chiunque vi scaricasse rifiuti verrebbe processato per aver aggredito la proprietà privata altrui, costretto a risarcire i danni, a cessare immediatamente l'azione aggressiva, e a desistere da simili violazioni future. Dunque, solo il diritto di proprietà privata porrebbe fine all'invasione-inquinamento delle risorse. È solo perché i fiumi non appartengono a nessuno che nessun proprietario insorge per difendere la sua preziosa risorsa dagli attacchi esterni.
Come ha detto il professor Dolan:
Se la General Motors possedesse il fiume Mississipi, stiamo pur certi che verrebbero chieste alte tariffe per gli effluenti alle industrie e alle amministrazioni comunali site lungo le rive, e l'acqua verrebbe mantenuta pulita, tanto da massimizzare i proventi degli appalti concessi alle imprese che volessero acquisire i diritti all'acqua potabile, alla ricreazione e alla pesca commerciale

23 March 2010

il voto sia contro l'aborto

Non è questione di libertà di opinione e di espressione della Chiesa.
E' questione della stridente ipocrisia di chi non sembra affatto guidato dalle preoccupazioni etiche e sociali che sbandiera, visto che parla (e tace innumerevoli, troppe volte) in una sola direzione, con obiettivi precisi, temporali, squisitamente politici (nella peggior accezione possibile del termine).

21 March 2010

tanto per dire

Il vero, grosso problema dell'Italia dei valori è questo. Non il personaggio specifico in sè, ma l'essere, l'IdV, facile approdo di quaglie d'ogni dove, con conseguenze che abbiamo già sperimentato sul campo (vedi alla voce Sergio De Gregorio).
Tutti gli altri problemi, solo l'ultimo dei quali è la parlantina rustica di Di Pietro, passano in secondo piano, stante il panorama politico italiano. Perchè il voto è ovviamente un compromesso e non ti basta citare un problema di una parte politica: devi anche convincermi che è peggio di quel che trovo da qualche altra parte.
 
Non ne capisco molto di politica, sono tremendamente ingenuo, ma il mio pensiero è questo: nonostante tutto, nonostante anche il grosso e serio problema delle quaglie, continuo a pensare che, in questo momento, un voto a Di Pietro sia il segnale giusto. Il PD ha smesso di rappresentare un'alternativa possibile, viste le numerose manifestazioni di voglia di inciucio; votare qualcuna delle altre alternative non si distinguerebbe molto dal non-voto.
E del resto la dimostrazione più chiara che l'IdV rappresenta in questo momento la valorizzazione migliore del proprio voto viene proprio da Berlusconi stesso e dalla suo rapporto chiunque ma non lui con Di Pietro (molto vicino, in realtà, al rapporto che hanno un po' tutti, con Di Pietro...).

17 March 2010

Per una nuova libertà /2

Soluzioni libertarie a problemi attuali: conservazione, ecologia, sviluppo

È vero che diverse risorse naturali, nel passato e nel presente, hanno rischiato l'esaurimento. Ma in ogniuno dei casi ciò non era dovuto all'"ingordigia capitalista"; al contrario, la ragione è da ravvisarsi nell'incapacità del governo di acconsentire alla proprietà privata della risorsa — un'incapacità di perseguire abbastanza radicalmente la logica dei diritti della proprietà privata.
Un esempio è quello delle risorse di legname. Nell'America occidentale e in Canada, la maggior parte delle foreste non appartiene a privati ma ai governi federali (o provinciali). Il governo le poi in gestione alle compagnie private. La proprietà privata viene concessa solo per l'utilizzo annuale della risorsa, ma non per la foresta, per la risorsa stessa. In tale situazione la compagnia privata non possiede il valore capitale e quindi non deve preoccuparsi dell'esaurimento della risorsa stessa. Non ha alcun incentivo economico a conservare la risorsa, a piantare nuovi alberi, etc. L'unico incentivo è quello di tagliare più alberi possibile, dal momento che non le viene alcun vantaggio economico dalla conservazione del valore capitale della foresta. In Europa, dove la proprietà privata delle foreste è molto più diffusa, ci sono poche lamentele contro la distruzione delle risorse del legno. Infatti laddove è permessa la proprietà privata delle foreste, è nell'interesse del proprietario preservare e ripristinare le riserve di alberi man mano che procede al disboscamento, affinchè si possa evitare l'esaurimento del valore capitale della foresta.
Quindi negli Stati Uniti uno dei maggiori colpevoli è stato il Forest Service del Dipartimento dell'agricolutra, il quale possiede foreste e concede permessi annuali in base ai quali è possibile far legna, e di conseguenza distruggere gli alberi. Al contrario le foreste private possedute da grandi imprese di legname come la Georigia-Pacific e la U.S. Plywood tagliano gli alberi e rimboscano con metodi scientifici, così da assicurare una riserva futura.
Un'altra conseguenza negativa dell'incapacità del governo americano di permettere la proprietà privata delle risorse fu la distruzione, nel XIX secolo, delle praterie dell'America occidentale. Ad ogni spettatore di western sono familiari il ritratto mistico delle "praterie aperte" e gli scontri spesso violenti fra gli allevgatori di bestiame e gli agricoltori per appezzamenti di terreno. La "prateria aperta" rappresentava l'incapacità del governo di applicare la politica dello homesteading al mutamento delle condizioni del clima secco a ovest del Mississipi. Nell'East, i 160 acri di terreno concessi gratuitamente agli agricoltori che per primi avevano disboscato le terre governative costituiscono un'unità tecnologica funzionale all'agricoltura in un'area piovosa. Ma nelle zone aride dell'Ovest, nessuna fattoria per l'allevamento di bestiame poetva essere organizzata con successo su soli 160 acri di terreno. Il governo federale tuttavia si rifiutò di espandere l'unità di 160 acri e di autorizzare lo homesteading di fattorie più estese. Di qui, la "prateria aperta", sulla quale i proprietari di bestiame potevano muoversi incontrollati su terreni da pascolo di proprietà del governo. Ciò significava però che i pascoli, la terra stessa, non appartenevano a nessuno; era quindi economicamente vantaggioso per ogni allevatore portare il proprio bestiame a pascolare lì e utilizzare l'erba prima possibile, altrimenti sarebbe stata sfruttata da qualche altro allevatore. Il risultato di questo tragico rifiuto di autorizzare la proprietà privata della terra fu un eccessivo utilizzo dei pascoli, la rovina delle praterie a causa del pascolo prematuro e fuori stagione, e l'impossibilità che qualcuno piantasse nuova erba — chiunque si prendeva il disturbo di farlo doveva poi assistere impotente mentre un altro allevatore vi portava a pascolare il proprio bestiame. Di qui i tentativi illegali di molti agricoltori di recintare i terreni appropriandosene — e di qui anche gli scontri delle praterie. [...]
Vi è un settore importante in cui l'assenza della proprietà privata ha causato, e sta ancora causando, non solo l'esaurimento delle risorse, ma anche l'assoluta impossibilità di sviluppare vaste risorse poetnziali. Si tratta dell'enorme e assai produttiva risorsa degli oceani. Gli oceani fanno parte di un demanio internazionale: nessun individuo, nessuna compagnia e nessuno Stato può vantare diritti di proprietà su parti degli oceani. Di conseguenza, essi sono rimasti allo stato primitivo come lo era la terra prima dello sviluppo dell'agricoltura. L'uomo primitivo produceva attraverso le attività di "caccia e raccolta"; cacciava animali selvatici e raccoglieva frutta, noci, frutti di bosco, semi, verdure. Lavorava passivamente all'interno del proprio ambiente, invece di adoperarsi per trasformarlo; dunque egli traeva il proprio sostentamento dalla terra senza tentare di modificarla. Di conseguenza, i terreni erano improduttivi, e solo pochi uomini delle tribù riuscivano a sopravvivere. Solo con lo sviluppo dell'agricoltura, con la lavorazione e la trasformazione della terra attraverso la coltivazione fu possibile l'aumento della produttività e della qualità della vita. E fu solo con l'avvento dell'agricoltura che poté avere inizio la civiltà. Tuttavia, per permettere lo sviluppo dell'agricoltura dovettero essere riconosciuti i diritti di proprietà privata, dapprima sui campi e sulle piantagioni, e successivamente sulla terra stessa.
Per quanto riguarda l'oceano, però, ci troviamo ancora allo stadio primitivo della caccia e della raccolta. Chiunque può catturare i pesci nell'oceano, o estrarre da esso le sue risorse, ma solamente in modo casuale, da semplice cacciatore o raccoglitore. Nessuno può coltivare l'oceano, nessuno può dedicarsi all'acquacoltura. Così veniamo privati della possibilità di utilizzare le immense risorse di pesce e di minerali presenti nei mari. Ad esempio, se qualcuno tentasse di coltivare il mare e di incrementare la produttività delle zone di pesca usando fertilizzanti, questi verrebbe immediatamente privato dei frutti dei suoi sforzi, dal momento che non potrebbe impedire agli altri pescatori di impossessarsi del pesce. Di conseguenza nessuno cerca di fertilizzare gli oceani come avviene invece per la terra. Inoltre, ci sono pochissimi incentivi economici — vi sono anzi dei disincentivi — per chi volesse impegnarsi nella ricerca tecnologica dei modi e mezzi con cui migliorare la produttività delle zone di pesca, o estrarre minerali dagli oceani. Vi saranno incentivi simili solo se verranno concessi i diritti di proprietà di parti di oceani, come avviene per la terra. Già adesso è disponibile una tecnica efficace e semplice per migliorare la produttività dell'industria della pesca [...].
Gli Stati nazionali hanno tentato invano di risolvere il problema della scarsità del pesce con restrizioni assurde e dispendiose delle dimensioni delle reti, della durata delle stagioni di pesca. Nel caso del salmone, del tonno e dell'halibut i metodi di pesca sono rimasti primitivi e improduttivi a causa della limitazione dei periodi di pesca e delle stimolo alla sovrapproduzione in quei periodi. È ovvio che tali restrizioni non fanno assolutamente nulla per stimoplare lo sviluppo dell'acquacoltura. Come hanno detto i professori North e Miller: «[...] Non è nell'interesse di alcun pescatore preoccuparsi del mantenimento dei banchi di salmone. Anzi, è il contrario: è nel suo interesse pescare la maggior quantità di pesci possibile durante la stagione.» North e Miller hanno dimostrato che i diritti di proprietà privata dell'oceano, grazie ai quali i proprietari potrebbe usare tecnologie meno costose e più efficienti e al contempo preservare e rendere più produttiva la risorsa stessa, sono oggi più assegnabili che mai [...].

10 March 2010

Per una nuova libertà /1

Il retaggio libertario: la Rivoluzione americana e il liberalismo classico

L'America, quindi, più di qualsiasi altra nazione, nacque da una rivoluzione esplicitamente libertaria, una rivoluzione contro il potere coloniale, contro le tasse, il monopolio sul commercio, la regolamentazione, il militarismo e il potere del governo. La Rivoluzione portò a governi limitati da restrizioni senza precedenti. Ma mentre in America ci fu pochissima resistenza istituzionale all'avvento del liberalismo, apparverò però, sin dall'inizio, forze elitarie potenti, composte soprattutto dai grandi mercanti e coltivatori, i quali desideravano mantenere in vita il restrittivo sistema mercantilista britannico di tasse esose, controlli, e privilegi monopolistici concessi dal governo. Questi gruppi volevano un governo centrale forte e imperialista; in sintesi essi volevano il sistema britannico ma senza la presenza della Gran Bretagna. Queste forze conservatrici e reazionarie apparvero dapprima durante la Rivoluzione, e più tardi formarono il Partito federalista e l'Amministrazione federalista dell'ultimo decennio del XVIII secolo. [...]
[...] il liberalismo classico costituì una profonda minaccia per gli interessi politici ed economici delle classi dominanti che traevano benefici dal Vecchio ordine: i re, i nobili e gli aristocratici proprietari terrieri, i mercanti privilegiati, le gerarchie militari, le burocrazie statali. Nonostante le tre principali e violente Rivoluzioni avviate dai liberali — quella inglese del XVII secolo, quelle americana e francese del XVIII — le vittorie in Europa furono solo parziali. La resistenza fu ostinata e riuscì a mantenere con successo i monopoli terrieri, le istituzioni religiose, le politiche estere e militari, e per un certo periodo riuscì anche a far esercitare il diritto di voto a una ristretta élite. I liberali dovettero concentrarsi sull'estensione del suffragio, poiché era chiaro che gli interessi oggettivi economici e politici della gente comune si identificavano con la libertà individuale. È interessante notare che, all'inizio del XIX secolo, le forze laissez-faire erano ormai conosciute con il nome di "liberali" e "radicali" (appellativi riservati agli esponenti più puri e coerenti), e che l'opposizione che voleva preservare o risuscitare il Vecchio ordine fu chiamata genericamente "conservatrice". Infatti il conservatorismo ebbe inizio nei primi anni del XIX secolo come tentativo conscio di disfare e distruggere gli odiosi frutti del nuovo spirito classico liberale — delle Rivoluzioni americana, francese e industriale. Sotto la guida di due pensatori reazionari francesi, de Bonald e de Maistre, il movimento conservatore si prefisse lo scopo di sostituire la parità dei diritti e l'uguaglianza davanti alla legge con un governo gerarchico e strutturato di élites privilegiate; la libertà individuale e un governo minimo con un governo assoluto e forte; la libertà religiosa con il governo teocratico di una Chiesa di Stato; la pace e il libero commercio con il militarismo, le restrizioni mercantilistiche e la guerra come strumento di espansione dello Stato-nazione; l'industria e la libera iniziativa con la vecchia organizzazione feudale e agraria. I conservatori volevano sostituire il nuovo consumo di massa e l'innalzamento della qualità di vita per tutti con il vecchio ordine di sussistenza minima per le masse e il consumo di lusso per l'élite al governo.
Alla metà e sicuramente alla fine del XIX secolo, i conservatori si resero conto del fatto che la loro causa era inevitabilmente destinata a fallire se avessero insistito a pretendere di rinnegare l'enorme crescita del livello di vita del popolo, dovuta alla Rivoluzione industriale, e ad opporsi alla estensione del diritto di voto, ponendosi apertamente in contrasto con gli interessi della gente. Per questo l'ala destra (etichetta nata per una casualità di ordine "geografico" — il portavoce del Vecchio ordine si sedette infatti sul lato destro dell'Assemblea durante la rivoluzione francese) decise che era arrivato il momento di aggiornare il suo credo statalista ripudiando la propria dichiarata opposizione all'industrialismo e al suffragio democratico. Al disprezzo e all'odio del vecchio conservatorismo per le masse i nuovi conservatori sostituirono la doppiezza e la demagogia. Essi corteggiarono la gente col seguente ritornello: «Anche noi siamo favorevoli all'industrialismo e ad un più alto tenore di vita. Ma per raggiungere tali obiettivi, dobbiamo regolamentare l'industria per il bene pubblico; dobbiamo sistituire alle spietate regole del mercato libero e competitivo la cooperazione organizzata, e soprattutto dobbiamo sostituire alle dottrine che distruggono la nazione, la pace e il libero mercato, quei principi che invece celebrano la nazione, quali la guerra, il protezionismo, l'impero e il valore militare.» Perché questi cambiamenti avessero luogo era necessario, ovviamente, un "governo forte" piuttosto che un governo minimo.
Così, verso la fine del XIX secolo, lo statalismo e il "governo forte" fecero ritorno, ma questa volta mostravano una faccia pro-industria e pro-benessere sociale in generale. Tornò il Vecchio ordine, ma ora i beneficiari erano leggermente diversi: non più la nobiltà, i proprietari terrieri feudali, l'esercito, la burocrazia e i mercanti privilegiati, bensì l'esercito, la burocrazia, i proprietari feudali ormai deboli e principalmente i produttori privilegiati. Lanciata da Bismarck in Prussia, la Nuova destra disegnò un collettivismo di destra basato sulla guerra, sul militarismo, sul protezionismo e sulla cartellizzazione obbligatoria degli affari e dell'industria — una gigantesca rete di controlli, regolamentazioni, sussidi e privilegi che rappresentò la base della società formata dal "governo forte" e da alcuni privilegiati dell'industria e del mondo degli affati.
Si doveva fare qualcosa anche per ciò che riguardava il nuovo fenomeno della presenza di un numero enorme di operai salariati — il "proletariato". Durante il XVIII secolo e fino alla fine del XIX, la massa degli operai era a favore del laissez-faire e del libero mercato, ritenute condizioni positive per i loro interessi, sia come lavoratori che come consumatori. Anche i primi sindacati, ad esempio quelli della Gran Bretagna, erano convinti sostenitori del laissez-faire. I nuovi conservatori, guidati da Bismark in Germania e Disraeli in Gran Bretagna, indebolirono la volontà libertaria dei lavoratori versando lacrime di coccodrillo sulle condizioni delle forze di lavoro industriale e introducendo la cartellizzazione e regolamentazione dell'industria, intralciando così, e in maniera non accidentale, la competizione efficiente. Infine, nei primi anni del ventesimo secolo, il nuovo "Stato corporativo" conservatore — allora e tutt'oggi il sistema politico dominante nel mondo occidentale — reclutò sindacati "responsabili" e corporativistici come nuovi membri del "governo forte" e favorì le grandi industrie nel nuovo sistema decisionista, statalista e corporativistico.
[...]
I libertari laissez-faire [...] erano stati da sempre chiamati "liberali", ed i più puri e ligi di essi "radicali"; erano detti anche "progressisti" in quanto sostenitori del progresso industriale, della diffusione della libertà e del miglioramento della qualità della vita dei consumatori. I nuovi accademici e intellettuali statalisti si appropriarono degli aggettivi "liberale" e "progressista", e successivamente riuscirono a mettere in cattiva luce i loro oppositori laissez-faire accusandoli di essere retrogradi, "neandertaliani" e "reazionari". Lo stesso appellativo "conservatore" fu attribuito ai liberali classici. [...]
Se i liberali laissez-faire rimasero spiazzati dalla nuova recrudescenza dello statalismo e del mercantilismo in quanto statalismo corporativista e "progressista", un'altra ragione per lo sfacelo del liberalismo classico alla fine del diciannovesimo secolo fu la crescita di un nuovo movimento: il socialismo. Esso nacque negli anni Trenta del XIX secolo e si espanse rapidamente dopo gli anni Ottanta. La caratteristica peculiare del socialismo fu che nacque come movimento politico confuso e ibrido, influenzato da entrambe le ideologie alla base dei due poli politici diametralmente opposti preesistenti: il liberalismo e il conservatorismo. Dai liberali classici i socialisti presero in prestito la franca accettazione dell'industrialismo e della Rivoluzione industriale, la glorificazione della "scienza" e della "ragione" e una devozione, anche se retorica, agli ideali classici liberali quali la pace, la libertà individuale, e il miglioramento del livello di vita. È certo che i socialisti, con grande anticipo rispetto ai corporativisti, furono i pionieri di un reclutamento al proprio servizio della scienza, della ragione e dell'industrialismo. I socialisti non solo fecero propria l'adesione liberale classica alla democrazia, ma si spinsero oltre, reclamando una "democrazia allargata" grazie alla quale "la gente" avrebbe potuto controllare l'economia — e controllarsi a vicenda.
Dall'altro lato, dai conservatori i socialisti presero la devozione alla coercizione e all'utilizzo di quei mezzi statalisti con i quali era possibile raggiungere gli obiettivi liberali. L'armoniosa crescita dell'industria doveva essere realizzata tramite l'espansione dello Stato, il quale doveva diventare una istituzione onnipotente che potesse governare econimia e società in nome della "scienza". Un'avanguardia di tecnocrati doeva avere il controllo completo sulle persone e sulle proprietà di ogni individuo nel nome del "popolo" e della "democrazia". Non soddisfatto della conquista liberale della ragione e della libertà in nome della ricerca scientifica, lo Stato socialista voleva imporre il controllo da parte degli scienziati stessi su tutto e tutti; non soddisfatto che i liberali avevano permesso ai lavoratori di essere liberi di raggiungere una prosperità fino allora neppure sognata, lo Stato socialista voleva imporre il controllo da parte dei lavoratori stessi su tutto e tutti, o meglio un controllo esercitato per loro conto dai politici, burocrati e tecnocrati. Non soddisfatto del credo liberale nell'uguaglianza dei diritti, della uguaglianza davanti alla legge, lo Stato socialista voleva calpestare tale uguaglianza in nome del mostruoso ed impossibile obiettivo di raggiungere l'uguaglianza o uniformità dei risultati — voleva insomma creare una nuova élite di privilegiati, una nuova classe dunque in nome del raggiungimento di tale impossibile uguaglianza.
Il socialismo fu un movimento confuso e ibrido perché tentò di realizzare gli obiettivi liberali di libertà, pace ed armoniosa crescita industriale — obiettivi in realtà raggiungibili solo attraverso la libertà e la separazione del governo da praticamente tutto — con l'imposizione dei vecchi mezzi conservatori dello statalismo, del collettivismo e dei privilegi gerarchici. [...].
Ma la cosa peggiore dell'ascesa del movimento socialista fu che riuscì a scavalcare i liberali classici "a sinistra": cioè, in quanto partito della speranza, del radicalismo, della rivoluzione nel mondo occidentale. Come i difensori dell'ancien régime si sedettero nell'ala destra dell'aula durante la Rivoluzione, così liberali e radicali si sedettero sul lato sinistro; da quel momento e fino all'ascesa del socialismo, i libertari classici libertari rappresentavano la "sinistra" ed anche l'"estrema sinistra" sulla scala ideologica. Addirittura fino al 1848 alcuni liberali francesi militanti laissez-faire come Frédéric Bastiat si sedevano a sinistra durante l'Assemblea nazionale. I liberali classici erano partiti come il movimento politico radicale e rivoluzionario dell'Occidente, come il partito della speranza e del cambiamento in nome della libertà, della pace e del progresso. L'aver permesso ad altri di aggirarli, l'aver concesso ai socialisti di rappresentare il "partito della sinistra" fu un grave errore strategico: i liberali si trovarono così in una posizione ambigua, in mezzo, tra i poli opposti del socialismo e del conservatorismo. Poiché il libertarismo altro non è che un partito di cambiamenti e di progressi nella direzione della libertà, l'abbandono di quel ruolo significò l'abbandono di molte delle ragioni stesse alla base della sua esistenza — o nella realtà o nelle menti della gente. [...].
Negli Stati Uniti il partito liberale classico era da etmpo il Partito democratico, detto anche, nella seconda metà del XIX secolo, "partito della libertà personale". In sostanza era stato il partito non solo della libertà personale ma anche di quella economica; la colonna dell'opposizione al proibizionismo, alle leggi "puritane" e all'istruzione obbligatoria; il campione devoto del libero mercato, della moneta forte (assenza d'inflazione governativa), della separazione del sistema bancario dallo Stato e di un governo assolutamente minimo. Auspicava un potere dello Stato trascurabile e un potere federale inesistente. Per ciò che riguardava la politica estera, il Partito democratico, pur se in maniera non rigida, tendeva ad essere il partito della pace, dell'antimilitarismo e dell'antimperialismo. [...].
Oggi sembrerà strano a molti che un antimperialista possa non essere marxista, ma l'opposizione all'imperialismo iniziò ai tempi dei liberali laissez-faire, come Cobden e Bright in Inghilterra ed Eugen Richter in Prussia. La Lega antimperialista, infatti, capeggiata dall'industriale ed economista di Boston Edward Atkinson (e di cui fece parte anche Sumner) consisteva in gran parte di radicali laissez-faire che avevano combattuto la giusta battaglia a favore dell'abolizione della schiavitù e che poi avevano sostenuto il libero commercio, la moneta forte e il governo minimo. Per loro questa battaglia finale contro il nuovo imperialismo americano era semplicemente parte integrante della loro battaglia peerenne contro la coercizione, lo statalismo e l'ingiustizia — contro il "governo forte" in ogni settore della vita, sia interna sia estera.

Per una nuova libertà /0

Non solo non sono un esperto, ma nemmeno un appassionato (non ancora, almeno), di storia né di economia. Per cui è facile darmi a bere qualsiasi cosa.
Però questa visione austriaca dell'economia sembra davvero limpida e naturale, oltre che illuminante, e non si capisce come mai sia stata relegata dal mondo accademico ufficiale, se non proprio nei ghetti delle eresie, comunque fuori dal main stream delle teorie economiche.
Me non era di economia che volevo parlarvi, perchè sulla scia di queste mie letture austriache sono poi approdato a Rothbard e alle visioni libertarie del mondo. Anche qui mi si è aperto un nuovo mondo, ma questa volta sono rimasto così spiazzato e incredulo, mi sono trovato davanti ad una visione così inaspettata e lontana da qualsiasi cosa mi fosse capitato di leggere, che sto ancora cercando di digerirlo.
Per una nuova libertà
Nel frattempo, per rendervi partecipi della cosa, vi propongo qualche assaggio, forse non dei più succosi, nondimeno già capace di scuotere alcune mie implicite credenze. Scuoterle e farle quasi crollare, certo; sostituirle con le sue, forse è un po' presto, il salto sarebbe enorme, ma forse è solo questione di tempo e abitudine.
Nel primo brano che vi proporrò, ad esempio, si parla di destra e sinistra, evidenziando le numerose sovrapposizioni ideologiche che si celano dietro le apparenti diversità. Ma non si tratta (banalmente) di evidenziare i loro comuni tratti populistici o di rinunciare ad una politica propriamente intesa per una visione tecnico-economica della gestione di uno stato (e quindi sedicente trasversale e sedicente oggettiva). Il discorso è squisitamente politico e le analogie e le differenze sono tracciate in chiave storica e riguardano le radici più profonde che dovrebbero caratterizzare questa polarizzazione politica che oggi ci pare così naturale e necessaria. E che invece, se è vero quel che dice Rothbard, non è sempre esistita e non è sempre stata declinata nei termini in cui la concepiamo oggi.
Cose ovvie, direte voi. Ma non per uno come me che, tanto per dirne una, non distingue(va) benissimo i termini conservatore/liberale/liberista/libertario/radicale/progressista l'uno dall'altro...

Saranno letture un po' lunghe, più da comodino che da aggregatore.
Non cambiate canale!

14 September 2009

target, perché, percome...

Al solito c'è il problema del target: a chi si vuole rivolgere il blog? Io sono solo un vecchio ingegnere che non è in grado (e non mi interessa) seguire discussioni troppo tecniche/specialistiche o filosofico/mistiche ma sono molto interessato ad avere una panoramica sullo stato delle cose. Poi quando ho scritto il commento precedente ero sotto l'influsso indotto da una constatazione (senz'altro dovuta a qualche congiunzione astrale): ci sono blogger ottimi (l'Oca Sapiens, per esempio) che fanno post pieni di link che uno (OK, anacoluto) è come quando entra in pasticceria. [...]
Eh, sì, il target: per chi scrivo? Perché, scrivo?
Boh.
Lagne politico-anticlericali, annotazioni da linuxofilo, pipponi (pseudo) scientifici e filosofici... qualche volta ho cercato di caratterizzare un po' questo blog, ma non ho mai abbastanza tempo e quel che ne viene non è molto diverso da uno di quei blog (adolescenziali) in cui si parla dei fatti prorpri più per se stessi che per gli altri.
Di scienza, effettivamente, mi è capitato di scrivere o troppo tecnico o tropo filosofico (mai mistico, però!). Forse una via di mezzo avrebbe matchato un target più ampio, però c'è anche chi si lamenta se non uso bra e ket... :)
Ad ogni modo, per una panoramica sullo stato delle cose ci sono blog, e li conosci sicuramente, molto più informati e aggiornati di me.
E comunque sì, a proposito di pasticceria, anch'io trovo che l'eccesso di informazioni sia un po' un problema: mi piacerebbe poter seguire tutto, ma viviamo in un mondo fisico limitato in spazio e tempo: ci sono feed che ho dovuto rimuovere dal mio aggregatore solo perché postavano troppo frequentemente.
Ma col mio blog, mi pare, dovreste stare tranquilli — guarda solo quanto tempo ci ho messo a risponderti :)
E comunque tra poco sarà ancora peggio, se sarà.

30 August 2009

Relational physics

Coincidenze temporali?
Tomate comincia un serial su Julian Barbour e il "relazionalismo" poco dopo che, per puro caso, leggevo questa news dal "notiziario sissa", che mi rimandava qui, dove, oltre che da disegni e animazioni, rimanevo colpito dal framework Relational Quantum Gravity e mi tuffavo su en.wiki scoprendo questo e questo.
Altre letture da mettere in To Do List al punto Meccanica Quantistica, e non ho ancora spuntato nemmeno il primo sotto-punto Zurek...

22 August 2009

Ho letto su Focus...

Questo blog è bellissimo, ma si aggiorna troppo raramente?
Che poi non è nemmeno così bello, che parla sempre di medioevo e tu vorresti leggere più di scienza?
Ma non di quella scienza barbosa che non si capisce niente, ma di una scienza giovane e dinamica?
È arrivato il tumblr che fa per te!
 
[rullo di tamburi]
 
senza passare dagli scienziati ma direttamente dai lettori,
già in versione 2.0,
è arrivato nientepopodimenoché...
Iscriviti ai feed di Ho letto su focus, è gratis! Ogni giorno notizie utili ed interessanti! (cit)
 
E da oggi puoi contribuire anche tu a trovare l'Ho letto su focus del giorno! Invia subito la tua segnalazione, potrai vederla pubblicata!
 
Attenzione: è un prodotto medico-chirurgico: usare con cautela, tenere lontano dalla portata dei bambini, in caso di sovraddosaggio consultare un medico.

16 August 2009

Il biologico è moda, il futuro è OGM

L'avrete già letto, se avete sottoscritto i feed dei miei shared item, o se gli date un'occhiata di frequente dalla colonna a destra. Ma ho un attimo di tempo e mi piaceva l'idea di dargli più visibilità.
Mi riferisco alla polemica OGM-bio innescata a sinistra dall'articolo di Gilberto Corbellini.
Giuseppe Regalzi riassume bene i termini della questione e riporta tutti i riferimenti; mi limiterò a riportare di seguito un estratto della replica alle polemiche dello stesso Corbellini, per invogliare alla lettura completa (e alla riflessione).
Con tutta la buona volontà, ricordando molto bene i racconti dei miei nonni, e la mia infanzia, non riesco a trovare traccia di quelle rappresentazioni bucoliche descritte dagli Olmi, dai Celentano e dai Petrini quando teorizzano l’idea della Terra Madre. Io ricordo solo povertà, malattie, fatica, violenza, soprattutto nei confronti di donne e bambini, discriminazione e ignoranza intesa come analfabetismo. E una società patriarcale che nei secoli ha fatto più morti delle guerre mondiali e dei conflitti combattuti nel Novecento: che vorrei veder seppellita per sempre e anche più profondamente delle scorie tossiche. Dunque io non parlo di agricoltura e prodotti agricoli per sentito dire. È qualcosa che conosco bene, non solo sul piano scientifico o tecnico, ma anche del cosiddetto vissuto.
Non voglio fare del moralismo e rispetto tutti. Anche quegli amici e compagni che, diversamente da me, provenivano da famiglie ricche e non hanno mai dovuto fare particolari sacrifici, e che oggi mi trattano da reazionario perché voglio che tutti abbiano la possibilità di scegliere come vivere mentre loro teorizzano o praticano un ritorno obbligato per tutti alla povertà economica (che chiamano con termine colto “decrescita”).
Il mio pensiero è che chiunque deve essere libero di vivere e fare come vuole, senza pretendere di limitare la libertà di chi preferisce fare scelte diverse. [...] Al di sotto di questo la democrazia scompare. Orbene, questo significa però che non ci si possono inventare dei pericoli inesistenti per limitare delle scelte che magari non coincidono con le nostre preferenze ideologiche. Altrimenti si ragiona come gli integralisti cattolici che si inventano le peggio cose sull’omosessualità e il sesso in generale, con lo scopo appunto di reprimere delle libertà e dei diritti fondamentali.

15 August 2009

medioevo/5

Non è certo una novità, che da certe parti si usino in senso spregiativo espressioni come rivoluzione francese e illuminismo: avevano già cominciato almeno tre anni fa.
È il solito ribaltamento della realtà, perchè
“se la Chiesa oggi non è detestabile come il governo sovietico lo si deve all'influenza dei suoi oppositori: dal Concilio di Trento ai nostri giorni, qualsiasi miglioramento avvenuto nella Chiesa è da ascriversi a merito dei suoi nemici.” (breaking news)
Ma si può tornare indietro da qualsiasi miglioramento, il Medioevo è sempre più vicino.

30 July 2009

Asterisk: The Future of Telephony

First they ignore you, then theylaugh at you, then they fight you, then you win.
— MahatmaGandhi
Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono, poi vinci.
MahatmaGandhi —
 
Although Alexander Graham Bell is most famously remembered as the father of the telephone, the reality is that during the latter half of the 1800s, dozens of minds were at work on the project of carrying voice over telegraph lines. These people were mostly business-minded folks, looking to create a product through which they might make their fortunes. We have come to think of traditional telephone companies as monopolies, but this was not true in their early days. The early history of telephone service took place in a very competitive environment, with new companies springing up all over the world, often with little or no respect for the patents they might be violating. Some of the monopolies got their start through the waging (and winning) of patent wars.Alexander Graham Bell è famoso soprattutto per essere il padre del telefono, ma la realtà è che nell'ultima metà del 1800 furono dozzine le menti al lavoro sull'idea di trasmettere la voce lungo le linee del telegrafo. Tutta gente votata al business, che cercava di creare un prodotto con cui fare fortuna. Ormai siamo portati a pensare alle compagnie telefoniche tradizionali come monopòli, ma all'inizio non era così. La storia del telefono è partita in un ambiente molto competitivo, con compagnie che fiorivano in tutto il mondo, spesso con poco o punto rispetto per eventuali violazioni di brevetti. Alcuni monopoli sono partiti proprio tra dichiarazioni di guerra sui brevetti.
It’s interesting to contrast the history of the telephone with the history of Linux and the Internet. While the telephone was created as a commercial exercise, and the telecom industry was forged through lawsuits and corporate takeovers, Linux and the Internet arose out of the academic community, which has always valued the sharing of knowledge over profit. The cultural differences are obvious. Telecommunications technologies tend to be closed, confusing, and expensive, while networking technologies are generally open, well documented, and competitive. E' interessante contrapporre la storia del telefono con la storia di Linux e di Internet. Mentre il telefono fu creato come prodotto commerciale e l'industria telefonica fu forgiata da cause legali e acquisizioni di aziende, Linux e Internet sorsero dalla comunità accademica, che ha sempre considerato più importante la diffusione della conoscenza rispetto al profitto. Le differenze culturali sono ovvie: le tecnologie di telecomunicazioni tendono ad essere chiuse, confuse e costose, mentre le tecnologie di rete sono generalmente aperte, ben documentate e competitive.


Closed Thinking


Pensiero Chiuso
If one compares the culture of the telecommunications industry to that of the Internet, it is sometimes difficult to believe the two are related. The Internet was designed by enthusiasts, whereas contributing to the development of the PSTN is impossible for any individual to contemplate. This is an exclusive club; membership is not open to just anyone. Se si paragona la cultura dell'industria delle telecomunicazioni con quella di Internet, a volte è difficile credere che siano correlate. Internet fu progettato da entusiasti, mentre è impossibile pensare al contributo di un singolo individuo allo sviluppo delle reti PSTN: è un club esclusivo, l'appartenenza non è aperta a chiunque.
The International Telecommunication Union (ITU) clearly exhibits this type of closed thinking. If you want access to their knowledge, you have to be prepared to pay for it. Membership requires proof of your qualifications, and you will be expected to pay tens of thousands of dollars in annual dues. Although the ITU is the United Nations’s sanctioned body responsible for international telecommunications, many of the VoIP protocols (SIP, MGCP, RTP, STUN) come not from the hallowed halls of the ITU, but rather from the IETF (which publishes all of its standards free to all, and allows anyone to submit an Internet Draft for consideration).L'Unione per le Telecomunicazioni Internazioni (ITU) è un chiaro esempio di questo tipo di pensiero chiuso. Se vuoi avere accesso alla loro conoscenza, devi essere pronto a pagare. L'appartenenza richiede un'abilitazione e bisogna mettere in conto abbonamenti da decine di migliaia di dollari all'anno. Nonostante l'ITU sia l'organo delle Nazioni Unite resposabile per le telecomunicazioni internazionali, molti dei protocolli VoIP (SIP, MGCP, RTP, STUN) non vengono dalle sale consacrate dell'ITU, ma piuttosto dall'IETF (che dà a tutti libero accesso a tutti i suoi standard e permette a chiunque di inviare un Internet Draft perché sia preso in considerazione).
Open protocols such as SIP may have a tactical advantage over ITU protocols such as H.323 due to the ease with which one can obtain them. Although H.323 is widely deployed by carriers as a VoIP protocol in the backbone, it is much more difficult to find H.323-based endpoints; newer products are far more likely to support SIP. The success of the IETF’s open approach has not gone unnoticed by the mighty ITU. It has recently become possible to download up to three documents free of charge from the ITU web site.† Openness is clearly on their minds. Recent statements by the ITU suggest that there is a desire to achieve "Greater participation in ITU by civil society and the academic world." Mr. Houlin Zhao, the ITU’s Director of the Telecommunication Standardization Bureau (TSB), believes that "ITU should take some steps to encourage this."Protocolli aperti come il SIP possono avere vantaggi strategici sui protocolli ITU come l'H.323 proprio per la facilità con cui si possono ottenere. Nonostante l'H.323 sia usato diffusamente da carriers come protocollo VoIP nelle dorsali, è molto più difficile trovare terminali H.323; è molto più probabile che i prodotti più recenti supportino il SIP. Il successo dell'approccio aperto dell'IETF non è passato inosservato alla potente ITU: recentemente è diventato possibile scaricare gratuitamente dal sito dell'ITU fino a tre documenti. Hanno chiaramente in mente il mondo open. Dichiarazioni recenti dell'ITU indicano un desiderio di raggiungere "maggiore partecipazione nell'ITU da parte della società civile e del mondo accademico". Houlin Zhao, direttore dell'Ufficio per le Standardizzazioni nelle Telecomunicazioni (TSB) pensa che "sia necessario fare alcuni passi per incoraggiarla".
The roadmap to achieving this openness is unclear, but they are beginning to realize the inevitable. [...] Non è chiaro quale sarà la strada per raggiungere questa apertura, ma si stanno accorgendo dell'inevitabile. [...]


Limited Standards
Compliancy



Limitata compatibilità
agli standard

One of the oddest things about all the standards that exist in the world of legacy telecommunications is the various manufacturers’ seeming inability to implement them consistently. Each manufacturer desires a total monopoly, so the concept of interoperability tends to take a back seat to being first to market with a creative new idea. The ISDN protocols are a classic example of this. Deployment of ISDN was (and in many ways still is) a painful and expensive proposition, as each manufacturer decided to implement it in a slightly different way. ISDN could very well have helped to usher in a massive public data network, 10 years before the Internet. Unfortunately, due to its cost, complexity, and compatibility issues, ISDN never delivered much more than voice, with the occasional video or data connection for those willing to pay. ISDN is quite common (especially in Europe, and in North America in larger PBX implementations), but it is not delivering anywhere near the capabilities that were envisioned for it. As VoIP becomes more and more ubiquitous, the need for ISDN will disappear.Una delle cose più strane sugli standard del mondo delle telecomunicazioni è l'incapacità dei vari produttori di implementarli consistentemente. Ogni costruttore vorrebbe un monopolio totale, così che il concetto di interoperabilità cede il passo all'idea di arrivare per primi sul mercato con una nuova idea creativa. I protocolli ISDN sono un chiaro esempio: la distribuzione dell'ISDN era (e per molti versi lo è ancora) una cosa difficilissima e costosissima, dal momento che ogni produttore aveva deciso di implementarlo in una maniera sottilmente diversa. L'ISDN avebbe potuto benissimo portare gli utenti verso un uso massicio di una rete dati pubblica, 10 anni prima di Internet. Sfortunatamente, per costi, complessità e problemi di compatibilità, l'ISDN non ha mai trasportato molto più che traffico voce, raramente dati e video per chi intendeva pagare. L'ISDN è piuttosto comune (specialmente in Europa e nelle PBX più grandi del Nord America), ma da nessuna parte ha mai veicolato le potenzialità che avevano previsto. Man mano che il VoIP si diffonderà, il bisogno di linee ISDN scomparità.


Slow Release Cycles


Cicli di rilascio lenti
It can take months, or sometimes years, for the big guys to admit to a trend, let alone release a product that is compatible with it. It seems that before a new technology can be embraced, it must be analyzed to death, and then it must pass successfully through various layers of bureaucracy before it is even scheduled into the development cycle. Months or even years must pass before any useful product can be expected. When those products are finally released, they are often based on hardware that is obsolete; they also tend to be expensive and to offer no more than a minimal feature set. These slow release cycles simply don’t work in today’s world of business communications. On the Internet, new ideas can take root in a matter of weeks and become viable in extremely short periods of time. Since every other technology must adapt to these changes, so too must telecommunications. Open source development is inherently better able to adapt to rapid technological change, which gives it an enormous competitive advantage. The spectacular crash of the telecom industry may have been caused in large part by an inability to change. Perhaps that continued inability is why recovery has been so slow. Now, there is no choice: change, or cease to be. Community-driven technologies such as Asterisk will see to that.Possono volerci mesi, a volte anni, perché i grandi si accorgano di una tendenza e anche solo rilascino un prodotto che è compatibile con essa. Sembra che prima che una nuova tecnologia venga adottata debba essere analizzata fino alla morte e attraversare diversi strati di burocrazia prima che sia anche solo pianificato di inserirla nel ciclo produttivo. Mesi, o anche anni devono passare prima di poter vedere un prodotto utile. E, quando questi prodotti sono finalmente rilasciati, sono basati spesso su hardware obsoleto, tendono ad essere costosi e non offrono che un minimo insieme di funzionalità.Questo ciclo di rilascio lento semplifcemente non funziona nell'odierno mondo delle comunicazioni. Su Internet, nuove idee possono mettere radici in poche settimane e diventare operative in periodi di tempi brevissimi. E dato che tutte le altre tecnologie devono adattarsi a questi cambiamenti, anche le telecomunicazioni sono costrette a farlo. Lo sviluppo open source è intrinsecamente più capace di adattarsi a rapidi cambiamenti tecnologici, il che gli conferisce un enorme vantaggio competitivo.Il crollo clamoroso delle compagnie telefoniche può essere stato causato in gran parte proprio da questa incapacità di cambiare. Forse questa incapacità prolungata è anche il motivo per cui il recupero è così lento. Ora non c'è più scelta: cambiare, o smettere di esistere. Ne saranno testimoni tecnologie guidate dalla comunità, come Asterisk.


Refusing to Let Go of the Past and Embrace the Future


Rifiutare di lasciar andare il passato eabbracciare il futuro
Traditional telecommunications companies have lost touch with their customers. While the concept of adding functionality beyond the basic telephone is well understood, the idea that the user should be the one defining this functionality is not. Nowadays, people have nearly limitless flexibility in every other form of communication. They simply cannot understand why telecommunications cannot be delivered as flexibly as the industry has been promising for so many years. The concept of flexibility is not familiar to the telecom industry, and very well might not be until open source products such as Asterisk begin to transform the fundamental nature of the industry.Le compagnie telefoniche tradizionali hanno perso il contatto con i loro clienti. Mentre il concetto di aggiungere funzionalità che vadano al di là del telefono di base è ben compresa, l'idea che debba essere l'utente a definire queste funzionalità non lo è affatto. Oggigiorno le persone hanno una flessibilità praticamente illimitata in tutte le altre forme di comunicazione. Semplicemente non capiscono perché le varie telecom non siano capaci di fornire la flessibilità che l'industria è andata promettendo per così tanti anni. Il concetto di flessibilità non è familiare alle industrie di telecomunicazioni e probabilmente non lo sarebbe stato finchè prodotti open source come Asterisk non avessero cominciato a trasformare la natura fondamentale di quest'industria.
This is a revolution similar to the one Linux and the Internet willingly started over 10 years ago (and IBM unwittingly started with the PC, 15 years before that). What is this revolution? The commoditization of telephony hardware and software, enabling a proliferation of tailor-made telecommunications systems.
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E' una rivoluzione simile a quella che Linux e Internet volevano iniziare oltre 10 anni fa (e che IBM involontariamente iniziò con il PC, 15 anni prima). Che rivoluzione? La commercializzazione della telefonia, tanto hardware quanto software, che ha permesso la proliferazione di sistemi di telecomunicazioni su misura.
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The Itch That Asterisk Scratches


Le soddisfazioni di Asterisk
In this era of custom database and web site development, people are not only tired of hearing that their telephone system “can’t do that,” they quite frankly just don’t believe it. The creative needs of the customers, coupled with the limitations of the technology, have spawned a type of creativity born of necessity [...]. The development methodology of a proprietary telephone system dictates that it will have a huge number of features, and that the number of features will in large part determine the price. Manufacturers will tell you that their products give you hundreds of features, but if you only need five of them, who cares? Worse, if there’s one missing feature you really can’t do without, the value of that system will be diluted by the fact that it can’t completely address your needs. The fact that a customer might only need five out of five hundred features is ignored, and that customer’s desire to have five unavailable features that address the needs of his business is dismissed as unreasonable. Until flexibility becomes standard, telecom will remain stuck in the last century—all the VoIP in the world notwithstanding. Asterisk addresses that problem directly, and solves it in a way that few other telecom systems can. This is extremely disruptive technology, in large part because it is based on concepts that have been proven time and time again: “the closed-source world cannot win an evolutionary arms race with open-source communities that can put orders of magnitude more skilled time into a problem.”†In quest'era di database personalizzati e sviluppo di siti web, la gente non solo è stanca di sentire che il proprio sistema telefonico "questa cosa non la può fare", semplicemente non ci credono. Le esigenze creative del cliente, assieme alle limitazioni della tecnologia, hanno generato un tipo di creatività nata dalla necessità [...].La metodologia di sviluppo di un sistema telefonico proprietario impone che debba avere un enorme numero di caratteristiche e che il numero di caratteristiche determinerà in gran parte il prezzo. I produttori vi diranno che il loro prodotto vi offre centinaia di caratteristiche, ma se avete bisogno soltanto di cinque di quelle caratteristiche, che importa? Peggio, se c'è una sola caratteristica che manca di cui non potete davvero fare a meno, il valore di quel sistema sarà sminuito dal fatto che non risponderà appieno alle vostre esigenze. Il fatto che il cliente potrebbe aver bisogno solo di 5 caratteristiche fra 500 è semplicemente ignorato e i 5 desiderata del cliente non disponibili saranno considerati come irragionevoli.Finchè la flessibilità non diventerà standard, le telecom rimarranno bloccate al secolo scorso — nonostante il mondo intero sia passato al VoIP.Asterisk affronta il problema in maniera diretta, e lo risolve in un modo che pochi altri sistemi di telecomunicazione possono. E' una tecnologia estremamente dirompente, in gran parte perché è basata su concetti che sono stati dimostrati più e più volte: "il mondo closed-source non può vincere una battaglia evolutiva con le comunità open-source, che possono mettere sul campo ordini di grandezza in più di tempo qualificato su un problema."


Open Architecture


Architettura aperta
One of the stumbling blocks of the traditional telecommunications industry has been its apparent refusal to cooperate with itself. The big telecommunications giants have all been around for over a hundred years. The concept of closed, proprietary systems is so ingrained in their culture that even their attempts at standards compliancy are tainted by their desire to get the jump on the competition, by adding that one feature that no one else supports. For an example of this thinking, one simply has to look at the VoIP products being offered by the telecom industry today. While they claim standards compliance, the thought that you would actually expect to be able to connect a Cisco phone to a Nortel switch, or that an Avaya voicemail system could be integrated via IP to a Siemens PBX, is not one that bears discussing. Uno degli scogli dell'industria delle telecomunicazioni tradizionale è stata il suo apparente rifiuto di cooperare con se stessa. I grandi giganti delle telecomunicazioni sono stati operativi per oltre cento anni. Il concetto di sistemi chiusi e proprietari è così incastonato nella loro cultura che anche i loro tentativi di compatibilità agli standard sono viziati dal loro desiderio di passare alla competitività, aggiungendo quell'unica caratteristica che nessun altro supporta. Basta guardare ai prodotti VoIP offerti oggi dalle industrie di telecomunicazioni. Mentre dichiarano compatibilità agli standard, il pensiero che tu possa davvero aspettarti di connettere un telefono Cisco con uno switch Nortel, o che un sistema voicemail Avaya possa essere integrato via IP con un PBX Siemes, non è cosa su cui perdere tempo a pensarci.
In the computer industry, things are different. Twenty years ago, if you bought an IBM server, you needed an IBM network and IBM terminals to talk to it. Now, that IBM server is likely to interconnect to Dell terminals though a Cisco network (and run Linux, of all things). Anyone can easily think of thousands of variations on this theme. If any one of these companies were to suggest that we could only use their products with whatever they told us, they would be laughed out of business. Nell'industria dei computer le cose sono diverse. Vent'anni fa, se compravi un server IBM, avevi bisogno di una rete IBM e di terminali IBM per poterci parlare. Oggi un server IBM è probabilmente connesso a terminali Dell tramite una rete Cisco (e, di più, ci gira su Linux). E si possono facilmente fare migliaia di variazioni sul tema. Se una di queste compagnie dovesse farci intendere che potremmo usare soltanto i loro prodotti con qualsiasi cosa ci raccontino, gli rideremmo semplicemente in faccia.
The telecommunications industry is facing the same changes, but it’s in no hurry to accept them.
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L'industria delle telecomunicazioni sta affrontando gli stessi cambiamenti, ma non ha alcuna fretta di accettarli.
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