08 April 2014

L'artigianissima indipendenza veneta

Oh, ecco, finalmente un post di Leonardo, L'artigianissima indipendenza veneta, sul referendum online di plebiscito.eu! Vediamo cosa ne dice un progressista acuto, un intellettuale di sinistra...
 
...'spe, devo essermi fatto travolgere dall'ironia e mi sono perso il punto del suo ragionamento, ora rileggo con più attenzione...
 
...no, niente. E io che mi pensavo, e invece no, c'è solo ironia. Evidentemente è una di quelle cose per cui sono troppo stupido, perché pare non ci sia nemmeno da perdere tempo a spiegare — tanto sono ovvii — quali siano i motivi per cui l'indipendentismo sarebbe una brutta idea. Ma, mi chiedo, se guardi il Veneto con tanta sufficienza e compatimento, cosa mai ti può interessare di tenerteli "vicino" nello Stato italiano? Ma lascia che se ne vadano dove vogliono, no?
Ma non è questione di un acuto progressista e fine intellettuale, eh, perché di discorsi fuor d'ironia non se ne vedono proprio, a sinistra (a destra ok, hanno la parola magica "Nazione" che tutto può, ma mi rivolgo a sinistra): solo prese in giro del carro armato di cartapesta che dovrebbe inabissarsi fradicio nelle acque delle calli. O almeno io non ne ho visti, vi prego di segnalarmeli nei commenti o di aver pietà ed indicarmele voi stessi, anche solo d'accenno, quali sarebbero le ragioni per considerare improponibile la secessione del Veneto dallo Stato italiano.
Vi chiedo solo di non utilizzare con troppa disinvoltura una terminologia ottocentesca (e di destra?) sull'unità e la grandezza della nostra nazione, e soprattutto di non mischiare l'indipendentismo (veneto) con i movimenti no-euro (come ahimè fa il nostro Leonardo), perché le cose non sono affatto consustanziali, visto che dagli altri quesiti del referendum si evince che la maggioranza è favorevole a che rimanga tutto com'è ora (EU, Euro, NATO), a patto che si parli di Veneto e non di Italia. Che poi, anche i movimenti indipendentisti catalani e scozzesi non sostengono l'abbandono dell'area Euro e/o della moneta unica mentre, al contrario, i più strenui sostenitori del no-euro sono partiti di tiratura nazionale (Grillo, Berlusconi, Le Pen...).
Ah, non vale nemmeno l'argomento "sei troppo piccolo, come ti difendi dall'invasore?", che altrimenti ve lo rigiro in un "non puoi andartene… altrimenti t'invado e ti riconquisto in un attimo!" e non ci fate proprio una bella figura :-)

03 April 2014

Un esercizio e la sua soluzione

Un professore di logica non riesce a trovare un bell'esercizio finale per l'ultimo compito del suo corso.
Alla fine si decide e mette questo semplice esercizio di una sola riga:
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
Quando in seguito corregge i compiti, trova che — proprio sotto il testo del suo esercizio finale — uno dei suoi studenti ha scritto le due righe seguenti:
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
A questo punto la domanda è: è corretta, come risposta? Se non lo è, sai modificarla in maniera che lo diventi?
Oh, magari c'è più di una risposta corretta...
Liberamente tratto da uno dei problemi distribuiti ai suoi studenti da Guido Osimo, docente di Matematica Generale e Matematica Applicata in Bocconi (e già mio prof di mate al liceo!), a sua volta ispirato da... Martin Gardner? Hofstadter?

25 February 2014

Serendipity /6 — Josh Turner e il bluegrass

 
Il meglio, si sa, è nemico del bene, ma anche il bene è nemico dell'alla bell'e meglio. La rubrica Android App of the Day era nata tempo fa col preciso scopo di segnalare NewsRob, il miglior feed reader (ancora!) in circolazione; ma in attesa di trovare il tempo di scriverne per bene è finito che hanno chiuso Google Reader. Ora, per fortuna — ve l'ho già detto? — NewsRob è rinato dalle sue stesse ceneri come GrazeRSS e col supporto a Feedly posso tutto sommato dire di aver ripristinato lo status quo per quanto riguarda la lettura di feed sincronizzata mobile/non-mobile e on-/off-line.
Ma come si capisce dal titolo, non è di app Android che voglio parlarvi, e la lunga premessa fuori tema era solo per scusarmi di un post, questo, che mi sono infine deciso a buttar giù alla bell'e meglio, per parlare, almeno, di Josh Turner, ché a pretendere di parlarne bene avrei rischiato di non parlarne affatto.
E nonostante il thread Serendipity non sia nato con questo post in mente, questo post, serendipicamente, ben si inserisce nel filone. Perché quella che questo post racconta è proprio la storia di una felice sequenza di scoperte fortuite a carattere musicale.
 
Tutto partì con la solita casuale ricerca di sana e buona musica antica, che a un certo punto mi aveva portato ad orbitare attorno a John Dowland, e in particolare alle diverse esecuzioni delle, e/o variazioni sulle, sue canzoni più famose: Flow My Tears, Come Again, If My Complaints... e in particolare The Earl of Essex Galliard, che solo in un secondo momento ho scoperto essere la versione puramente strumentale (The Right Honourable Robert, Earl of Essex, his Galliard) di un’altra sua canzone con tanto di lyrics: Can She Excuse My Wrongs? — canzone che, leggo su wikipedia, Elvis Costello incluse fra le bonus-track della riedizione del 2006 delle sue The Juliet Letters; la versione di Costello non sono riuscito a trovarla su YouTube, ma ho ricordi remoti (e per questo vaghi e indefiniti, e per questo "idìllici") di quel suo album con il Brodsky Quartet: dovrò riascoltarmelo, un giorno...
E insomma, to make a short story long, giungo infine — eccolo, finalmente entra in scena, il mitico Josh Turner — ad una piacevole esecuzione di quella canzone di Dowland in versione voce e liuto suonata da un ragazzino tutto spettinato come appena svegliatosi: Can She Excuse My Wrongs?
 
Fu un vaso di pandora: cose terribili ne uscirono.
 
Altri pezzi di musica antica, certo — ancora Dowland, A fancy, o Luis de Narvaez o Claudin de Sermisy o il sempreverde Greensleeves; persino, con mia grande e felice sopresa, una dignitosissima esecuzione di un bellissimo pezzo, l'If Ye Love Me di Thomas Tallis, che avevo avuto la fortuna di cantare col mio compianto Psalterium e che (beata ignoranza) credevo pressoché sconosciuto — barocca, anche — una trasposizione per chitarra di un violoncello di Bach — e di musica classica in generale, pure — il Mozart dell'Ave Verum e del Rondò Alla Turca, o la marcia funebre di Mendelssohn...
Ma il suo genere era un altro, dal nome — per me, allora — sconosciuto, che da quel momento, però, non avrei più smesso di iniettarmi direttamente nella coclea: il bluegrass (ecco, finalmente, qual era il genere della colonna sonora di Fratello, dove sei?, ché, ingenuo, cercare solo country o folk non bastava mica — senza contare che allora c'era solo Napster, mica YouTube, e la ricerca di nuova musica era incredibilmente più lenta e macchinosa...).
 
Josh Turner fu certamente la via di accesso ad un intero mondo da esplorare.
Solo un esempio, alla bell'e meglio: prendi un vecchio classico qualsiasi, Big Sciota — di cui esistono già quattro versioni featuring Josh Turner, una vecchia chitarra-mandolino-banjo, un'altra mandolino e due chitarre, replicata qualche anno dopo ad una specie di fest(iv)a(l), non ho capito, ed eseguita finanche tutta da solo, su mandolino, chitarra, banjo e... come chiamarlo? basso-lele? mitico! — prendi quel vecchio classico, dicevo, e un quick youtubing ti porta al gustoso video dei Jaywalkers, in cui la cantano su contrabbasso, mandolino e fiddle (fiddle, sì: il violino nel bluegrass è un'altra cosa, 'nevvero?), o ad una hot jam ad un certo River City Bluegrass Festival; lì ti colpisce chiaramente uno dei due violinisti, quel certo Nicky Sanders youtube-ando il quale arrivi agli evidentemente famosi Steep Canyon Rangers fra cui — una volta di più — è dolce naufragare... (e.g. Orange Blossom Special, ovvero, potremmo dire, lo standard-jazz del bluegrass; Knob Creek, a hauntingly beautiful melody which flows through many tempo and mood changes SCR really shines; Alabama Jubilee, e andate in giubilo al 3:40...)
 
Il bluegrass, dicevo, è stato un intero mondo da esplorare, ma c'è qualcosa di particolare e specifico in Turner. Com'è normale, non basta certo che un pezzo sia suonato col banjo perché mi piaccia, esattamente come non basta che ci sia il clavicembalo perché mi piaccia un pezzo barocco (ecco, sì, bello il parallelo fra clavicembalo e banjo: entrambi strumenti o-lo-adori-o-lo-detesti; inutile che vi dica a quale religione io appartenga...). Anzi, essendo il bluegrass un genere molto caratteristico, è facile che youtubando a caso vi imbattiate in pezzi tutti uguali a se stessi e presto, quando non subito, noiosi. Provate ad esempio a chiedere "bluegrass" a Spotify: vi verrà da scappare a gambe levate! Tra l'altro lo stesso Josh su Spotify è presente solo con i due album del suo gruppo, "The Other Favorites", ma anche quelle album-version sono di una mediocrità che non rende minimamente giustizia alle corrispondenti versioni che ho trovato su YouTube...!
Ecco, per Josh Turner è scoppiato quella specie di innamoramento per cui riesce a piacermi qualsiasi cosa scelga di suonare. Non mi capitava una cosa del genere dai tempi, remotissimi, della Yoko Kanno dell'OST di Cowboy Bebop: avere una playlist di decine e decine di brani dai generi e gli stili più vari, tutti bellissimi, tutti di una sola persona. Ok, sì, Josh non è così eclettico come Yoko Kanno, ma il fatto è che non mi piace soltanto quando fa bluegrass: lì, certo, sceglie dei pezzi bellissimi, o — meglio — è capace di renderli tali: Hello Mary Lou (sempre in versione single performancer chitarra-mandolino-banjo-bassolele), Jack-A-Roe, Shady Grove, The Tennessee Waltz, E.M.D.... e potrei continuare a lungo: alla versione originale, spesso, non avreste concesso più di una dozzina di secondi di ascolto! Non mi piace, dicevo, soltanto quando fa bluegrass, ma anche quando canta e/o suona cose più "pop", tipo Bob Dylan (Don't Think Twice, It's Alright), i Beatles (Get Back), i Who (Behind Blue Eyes), Ray Charles (Hallelujah I Love Her So), Adele (Rolling In The Deep), La ragazza di Ipanema, Summertime, etc etc.
 
E niente, basta, direi che ho già detto fin troppo, che poi l'avevo detto sin dal primo post di questa inattesa saga: la musica ha quel qualcosa di fisico che difficilmente riesci a cambiare con la teoria, con la testa, con le parole: se certa musica non ti piace, è difficile appassionartici, soprattutto per iscritto.

20 February 2014

en passant

 
Post rapidissimo, un paio di segnalazioni volanti.
A presto!
 

15 February 2014

Darwin Day

Quest'anno arrivo in sfacciato ritardo. E sarà un post del tutto simbolico, scritto di fretta per non saltare completamente la ricorrenza
Lo spunto me lo offre proprio una delle tante celebrazioni di questi giorni, riportata qui di fianco. La quale mi fornisce il pretesto per tornare per l'ennesima volta su un tema ricorrente su questo blog, e cioè quello della critica alle definizioni riduzioniste di evoluzione darwiniana, con particolare riferimento alla diatriba Gould-Dawkins.
Davvero non è il più forte a sopravvivere? Davvero non è il più adatto all'ambiente? Davvero sopravvive solo chi è pronto al cambiamento? E se il cambiamento tarda ad arrivare?
E' un post simbolico, l'ho detto, per cui non mi dilungherò su temi che ho già toccato (nel Darwin Day di 6 anni fa, oppure in quello di 2 anni fa, oppure ancora chiacchierando con Danilo Avi...).
Mi limiterò a ribadire la mia convinzione che, semplicemente, l'evoluzione avviene — contemporaneamente — su molti piani diversi (gene, popolazione, specie...), che si intrecciano e rendono scorretta qualsiasi definizione concisa di evoluzione, la quale favorisce adattamenti ad ambienti specifici, ma asseconda pressioni selettive anche di natura non meramente ambientale (selezione sessuale, co-adattamento, simbiosi, pleiotropia...) ed è sottoposta anche a dinamiche non-adattive (flusso genico, deriva genetica, allometria...).
La plasticità di risposta al cambiamento, per tornare al pretesto di questo post, è certamente un altro fattore rilevante, ma è ugualmente riduttivo pensare di poter ricondurre tutto ad essa.
 
PS
Visto che ci sono ne approfitto per segnalare un trittico di post di Prosopopea — su facebook... grrrrrrrr!!!! — che non sfigurerebbero, soprattutto l'ultimo sul primo classificato, accanto ai vecchi e rimpianti post di tupaia: la Top 3 di animali con cui non vorreste avere una relazione: terzo, secondo e primo posto!

13 January 2014

Evernote e l'HTML (Android App of the Day?)

Evernote è tanto bello e tanto caro, ma guai a scrivere in HTML: lui salva le note in un XML proprietario parzialmente HTML-compatibile, ma devi assolutamente lasciare fare tutto a lui: se provi a scrivere i post per il tuo fantastico blog direttamente in codice HTML, inserendo formattazione e link a mano, compilando i tag direttamente nel body della nota, be’, metti pure in conto che lui s’incarti, s'inceppi nella sincronizzazione e — a meno di andare ad estrarre a mano il suo mix di XML/HTML dall’SD del tuo smartphone — metti in conto di perdere, in un attimo, tutto quello che hai pazientemente scritto con il tuo fantastico cellulare con tastiera fisica, nelle tue ore quotidiane da pendolare.
E allora basta Evernote, per le prossime volte passa a metodi più spartani ma più solidi, come scrivere i tuoi post come bozze email, chissà che non vada meglio.

21 December 2013

Facebook

 
Vista la stanchezza che da tempo immemore ormai ha preso questo blog, senza alcuna vitalità su facebook che la compensi, verrebbe proprio da dubitare che la causa del languire della blogosfera sia dovuta ad un trasferimento rigido verso i social network. Ma è anche vero che questo blog non è mai stato particolarmente prolifico, e comunque un caso singolo non fa statistica (il caro vecchio fabristol, tanto per dire, sembra non aver minimamente perso lo slancio — grazie a lui! — e chissà se scrive anche su facebook...).
Io non frequento (ancora?) il social blu, ma voi, che dite, c'è vita da quelle parti? A parte gli scambi di auguri di Natale e le foto di gattini, intendo...
 
Il pretesto per questo post risale a molto tempo fa, quando mi capitò di notare, nelle statistiche di accesso al blog, la stringa di referrer "www.facebook.com": qualcuno, cioè, era arrivato sul mio blog a partire da un link presente su una pagina di facebook.
Ma il refereer era proprio "www.facebook.com", e niente più. Non c'era modo, cioè, di risalire a quale pagina facebook mi citasse, come invece sarebbe avvenuto se l'accesso fosse arrivato da un blog. Chi, e perché, e commentando cosa, aveva messo un link ad un mio post?
Il motivo tecnico, forse, è che quella pagina era privata; visibile, cioè, solo alla catregoria di utenti facebook che stavano in un particolare stato di relazione (parentela? amicizia? conoscenza?) con la persona che ha condiviso il link. A rigore, infatti, non bisognerebbe paragonare quella pagina facebook al post di un blog, ma ad una email, eventualmente inviata ad una mailing list, comunque non come fosse un forum pubblico.
(Questo a voler concedere il beneficio del dubbio perché, chissà, magari il comportamento sarebbe stato esattamente lo stesso anche se la pagina fosse stata "pubblica". Qualcuno di voi sa come stanno le cose?)
Se davvero, dunque, le discussioni si sono semplicemente trasferite su Facebook, vorrei esprimere il mio rammarico per la perdita del carattere di pubblicità (nel senso di essere pubblico, non di réclame) delle conversazioni: su Facebook, il loro flusso è necessariamente relegato a dinamiche strettamente simmetriche di "amicizia", rinforzando l'effetto "ognuno nella sua bolla", ma soprattutto impedendo, o comunque rendendo più difficile, la serendipità.
 
Più recentemente, a dare una spinta a concludere e pubblicare questo post, mi è capitato di imbattermi in un "post"(?) su Facebook del mio recensore musicale (e non solo) preferito. Ovviamente la serendipità non è capitata grazie a Facebook, ma a Twitter.
 
(Ah, Twitter: chissà se un giorno troverò il tempo per scriverci un post; per il momento mi limito a dire che non riesco a capirlo e nonostante ripetuti tentativi di tuffarmici, ogni volta mi ritrovo ad annasparci senza fiato — e no, il naufragare non è affatto dolce.)
 
Su Twitter, dicevo, mi imbatto in questo ritaglio di pagina di facebook, e sono di nuovo preso da quell'angoscia adolescenziale dello star perdendomi qualcosa di interessante. Dove scrive, ancora, il mio Fillioley? Ok, su parrucchiera 2.0: dovrò filtrare le cose interessanti dal mare di quelle personali e futili; non è detto che ci riesca, ma posso provarci: datemi subito i feed!
 
(A proposito di feed, lo sapete che è tornato NewsRob? Come sarebbe a dire, cos’è?! Non ve ne avevo parlato in una puntata della rubrica Android App of the Day? Ah, no, è vero, avete ragione… Beh, per chi si ricorda cos'era, ora si chiama GrazeRSS ma è lo stesso di prima: interfacciaccia spartanissimissima ma con la gestione dell’offline-reading in assoluto migliore sulla piazza; e la novità è che da poco si interfaccia anche con Feedly, il miglior compromesso post-google-reader-assassin...)
 
I feed della pagina facebook del Fillioley! — dicevo — datemi i suoi feed!
Ma prima ancora di arrivare ai feed, scopro appunto che la sua pagina facebook è pressochè deserta. Bene, penso, niente fuffa e pettegolezzi, ma... anche niente commenti arguti! Ma dove dovrei cercarlo, nella Timeline, è corretto? Zero, solo rotolacampo e piccoli diavoli di sabbia; o almeno così pare a me che visito Facebook dall'esterno... magari per vedere qualcosa dovrei chiedergli l'amicizia... uff... Dov'è, tanto per dire, quel lungo commento ritrovato per caso su Twitter? Boh, evidentemente anche quello, come il misterioso link al mio blog, dev'essere comparso in una conversazione privata...
 
E niente, tutto qui, la morale della storia, il rammarico, l'ho già espresso parecchi paragrafi qui sopra.
Maledetto Facebook e tutti i social network che hanno snaturato internet!
 

14 December 2013

Serendipity /5

A conferma del titolo, ecco l'ennesimo post "musicale".
Il pretesto è l'invitarvi alla lettura di due pezzi gustosissimi. In ordine cronologico non-inverso: La bibbia, uno che si chiama Andrew Bird e il perché dei perché e (non lasciatevi indurre a desistere dal titolo) Birdwatching vs AndrewBirdlistening.
Tassativamente solo dopo esservi gustata la lettura dei due pezzi linkati qui sopra siete autorizzati a gustarvi l'ascolto del pezzo qui sotto, scelto fra i tanti di questo tal Bird senza alcuna pretesa d'averne selezionato il migliore, ma al solo scopo di dedicarlo a Franco, ché mi ha ricordato il suo Tom Waits.

12 September 2013

Serendipity /4

Doug McKenzie - Autumn Leaves

09 August 2013

Decifrare il Beanish ~ ᖉ, ᖆᐣᖚᔭ,ᐦ

Ci sono molti commenti sul suo blog, alcuni di essi meriterebbero un intero post per essere discussi adeguatamente. Crede sia meglio spostare la discussione là, la maggior parte dei lettori sono probabilmente già registrati ed è sicuramente più facile discutere in un vero e proprio forum.

29 June 2013

Mappa stellare

C'è qualcuno che sta già mettendo insieme una mappa delle stelle che si muovono nei frame? Potrei farlo io, ma sono troppo pigro *g*. Con quella, la posizione relativa del sole rispetto alle stelle dovrebbe essere sufficiente a determinare il giorno dell'anno (a seconda dell'accuratezza dei disegni) e probabilmente, se il primo punto brillante è davvero Venere, potremmo addirittura capire se la storia è accaduta/accade quest'anno. Forse appariranno (o non appariranno) altri oggetti astronomici e potrebbero aiutare a restringere il momento. --92.76.250.121 00:18, 28 June 2013 (UTC)
Dalla posizione del sole, Venere è proprio nella, o vicino alla, sua elongazione massima ad est del sole. Assumento che le costellazioni che si vedono siano il Sagittario e dintorni (e che le nuove stelle che entreranno in scena confermino la corrispondenza), il sole è circa nella Vergine. Dall'angolo dell'eclittica, si trovano a 30 gradi nord, e dunque dovrebbe essere circa l'inizio di novembre, dal momento che è quello il momento in cui la Vergine tramonta col sole a 30N. Dunque potrebbe essere un anno in cui Venere raggiunge la massima elongazione verso la fine di ottbre o inizio novembre. Che accade quest'anno, ma non può essere quest'anno perché la luna non è corretta — ci dovrebbe essere una luna crescente vicino a Veere. Dovrebbe esserci una luna nuova, o calante, e questo ci porta a dopo il 2037. Ovviamente ci sono molte assunzioni e valutazioni in questo calcolo. Tavella (talk) 02:29, 28 June 2013 (UTC)
Di fatto, per la luna potrebbe anche essere il 2029, ma c'è un altro fattore contro: Marte dovrebbe essere vicino a Venere nel 2037. E per almeno un paio di successivi cicli di otto anni*, una qualche combinazione di Mercurio, Luna e Saturno dovrebbe palesarsi tra Venere e il Sole. Dunque sembra che il 2053 sia la prima data compatibile. E la data successiva a quella, il 2085 — ogni anno si precede un po', perciò nel 2085 sarebbe già il 12 novembre. Un po' tardi per l'uva e per fare escursionismo senza alcun pensiero di un rifugio, ma se sono a 30N probabilmente è una zona calda. Tavella (talk) 02:59, 28 June 2013 (UTC)
Andando all'indietro, la prima data senza pianeti è il 1981, ma ci sarebbe una luna praticamente piena, e la scena non sembra illuminata da una luna piena. La data più recente senza pianeti e senza luna ad interferire sarebbe il 1949. Ma è una mia stima puramente amatoriale fatta usando la versione online di AstroViewer**. Tavella (talk) 02:59, 28 June 2013 (UTC)
Ho girovagato per il forum, concordano con la nostra conclusione sul Sagittario, e uno di loro fa un'osservazione interessante: Antares non c'è. Dovrebbe essere la cosa più brillante in questa scena dopo Venere, e si possono vedere le due stelle che dovrebbero affiancarla qui [[21]], tra la testa di Cueball e l'albero, ma manca Antares. Il che suggerisce si sia abbastanza lontani nel futuro da permettere ad Antares di essere esplosa come supernova (e deve farlo). Tavella (talk) 06:27, 28 June 2013 (UTC)
Ancora più sintomatico di un lontano futuro: alcune stelle nello Scorpione sembrano si siano mosse. Se su Hipparchos [[22]] si imposta RA a 260.4, la Dec a -42, e V(lim) a 4.4 si possono vedere le stelle della testa e di parte del corpo dello scorpione. Se si avanza per diverse migliaia di anni, si nota che le stelle con maggior velocità combaciano con la distorsione presente nel cielo di XKCD. Tavella (talk) 08:05, 28 June 2013 (UTC)
Un'ultima cosa (per ora): l'angolo del sole e dei pianeti sono quello che dovrebbero essere per circa 30-33 gradi N, ma per avere le costellazioni inclinate in quel modo, si dovrebbe essere a 12 gradi nord. Potrebbe trattarsi di precessione, il che spiegherebbe l'uva con quelle che oggi sono le stelle di inizio novembre — la precessione dell'equinozio invernale porterebbe il sole nella Vergine/Bilancia in estate, invece che in autunno. 15000 anni lo porterebbero nella Bilancia in giugno, per esempio. Tavella (talk) 16:27, 28 June 2013 (UTC)
 
Mia libera traduzione da explainxkcd Talk:1190: Time,
le note con asterischi le ho aggiunte io.

26 June 2013

Democrazia /6 — Perché questo qui è persino peggio di quello là

Questo qui, ovviamente, sarebbe Grillo, e quello là, manco a dirlo, Berlusconi. E il perché ce lo spiega lo Smeriglia, ormai qualche giorno fa.
Mi è già capitato di dire che Grillo rappresenta l'espressione più stridente della contraddizione profonda del concetto di democrazia, e nonostante ciò pare resti una contraddizione invisibile: lo Smeriglia sembra non accorgersi che le critiche che volge a Grillo — il suo ergersi a paladino del bene comune — sono critiche al cuore stesso della democrazia, che per sua stessa definizione vorrebbe rappresentare lo strumento per raggiungere il bene comune, altrimenti sarebbe dittatura della maggioranza; che chiunque si candidi, chiunque vada a votare, lo fa — nella più nobile e ingenua delle ipotesi — per il bene comune.
(Sia chiaro, ho preso di mira lo Smeriglia perché pare una persona intelligente e acuta, ma si tratta di una miopia del tutto generalizzata, soprattutto a sinistra.)

17 June 2013

It's the end of the world as we know it


01 May 2013

[5] Bitcoin e il "teorema" di regressione di Mises, o dell'altro lato della matematica in economia

[1][2][3][4][5]
(...continua)
 
Però il 6 febbraio 2010 viene istituito Bitcoin Market e il 17 luglio MtGox: mercati di cambio in cui era possibile effettuare transazioni fra bitcoin e dollari, in entrambi i sensi. Su bitcoincharts potete trovare in dettaglio l'andamento del prezzo dei bitcoin insieme al volume di scambi effettuati su MtGox, il principale mercato di cambio di bitcoin.
Aveva dunque un valore, il Bitcoin, il 6 febbraio 2010? era un valore d'uso? di scambio? entrambi?
 
Per comprendere le dinamiche delle fasi di innesco iniziali del valore del Bitcoin è essenziale considerare il fatto che esso nasce col preciso scopo di costituire una moneta, e dunque gli viene applicato, a priori, tutto l'armamentario concettuale associato ad una valuta (riserva, liquidità...). Questo contesto rende evidente, in tutta la sua limpidezza teorica, la circolarità che Mises aveva affrontato con la sua regressione: i membri della comunità Bitcoin vorrebbero comprare bitcoin, o vendere i propri beni/servizi per bitcoin, per poterli poi usare come pagamento per comprare in futuro altri beni/servizi: ma quanto pagare per essi dipende in maniera cruciale da quanto potranno poi, con essi, comprare.
In questo caso la circolarità viene risolta da una regressione sottilmente diversa da quella proposta da Mises, in cui il perno di supporto che pone un limite alla regressione è costituito, paradossalmente, proprio dal valore-lavoro per la produzione di un bitcoin.
Il valore "d'uso" che la comunità Bitcoin vedeva per essi era legato al suo possibile utilizzo futuro come mezzo di scambio, ma tale valore non poteva essere quantificato. Poteva essere quantificato, invece, lo sforzo necessario per procurarsene uno, di bitcoin, in termini di risorse (tempo, hardware, corrente, competenza, etc...) da dedicare all'estrazione di bitcoin. E qui entra in gioco in maniera determinante l'idea di Satoshi Nakamoto di agganciare al(l'estrazione di) bitcoin una prova di lavoro.
In questo modo, pur non essendo in grado di quantificarne il valore di scambio di domani, posso quantificare le risorse che dovrei mettere in campo oggi per procurarmi, via estrazione, un bitcon; e posso dunque considerare la possibilità di offrire un ammontare equivalente, in dollari "sonanti", per acquistare un bitcoin già estratto.
Il fatto che tale valore non includa, in maniera quantificabile, la possibilità di acquisti futuri, sembrerebbe una ragione sufficiente a derubricarlo a mero "valore d'uso", per nulla "di scambio". Resta l'ambiguità di fondo che il motivo per cui si acquistano bitcoin è quello di poterli spendere in futuro, ragione per la quale sin dall'inizio, potrei essere disposto ad offrire per un bitcoin anche più del suo mero valore-lavoro.
Cercare di risolvere tale ambiguità, però, rischia di diventare una questione puramente formale: i fatti bruti sono che c'è un bene (scarso, rivale ed escludibile) per avere il quale alcune persone sono disposte a pagare una cifra quantificabile. Quale che sia il nome che volete dare a questo valore, sia esso "d'uso" o "di scambio", esso rappresenta in ogni caso il punto di partenza della regressione misesiana: a partire da quel momento, risolvendo l'indeterminazione del primo passo col "regolo" quantificatore imposto a tavolino dalla prova di lavoro, il Bitcoin acquisisce un valore "di mercato" misurabile attraverso gli scambi con altre valute. Il che non vuol dire che tale valore ce l'avrà per sempre: se la fiducia nel "futuro" del Bitcoin dovesse crollare, il suo valore potrebbe crollare fin sotto il suo "valore-lavoro" (il quale già scenderebbe per la regola dell'"un blocco ogni 10 minuti"), dal momento che quando nessuno più volesse acquistare bitcoin, anche il tempo e la corrente dedicate all'estrazione sarebbero privi di valore. Il partire, poi, da un valore di riferimento del tutto scorrelato dal valore d'uso previsto/sperato per il futuro e tutto ancora da allestire, ha anche un'altra conseguenza rilevante in termini di volatilità: finché non ci saranno scambi commerciali diversi dal mercato dei cambi — finché, cioé, non si sarà creato un vero mercato di beni e/o servizi per i bitcoin — è comprensibile che il suo valore oscilli molto.
In definitiva, come si diceva all'inizio, il ruolo di moneta un bene deve "conquistarselo" con tutta una serie di prorpietà che il bitcoin deve ancora maturare, se mai ce la farà. Solo la suddivisibilità è stato possibile dargliela "a tavolino". Anche la trasportabilità, che potrebbe sembrare una caratteristica del protocollo p2p, dipende in realtà da quanto sono/saranno pervasive e di facile uso le tecnologie capaci di gestirlo: ho letto critiche al bitcoin che puntavano il dito proprio sul fatto che un crollo improvviso delle capacità tecnologiche distruggerebbero un bitcoin ma non un lingotto d'oro; critiche ragionevoli, ma una moneta è una questione d'uso e di fiducia, non di mera possibilità teorica: se la tecnologia sembrerà affidabile, la gente si fiderà (a parità di tutto il resto). Anche per quanto riguarda la stabilità, le premesse tecnologiche ci sono (vedi i feedback implementati sulla velocità di estrazione), ma bisognerà prima superare lo scoglio iniziale di volatilità di cui dicevamo poco sopra (le critiche sul potenziale carattere deflattivo della moneta invece non le considero: dovete prima convincermi che la deflazione sia un male).
 
Il "teorema" di Mises — per conlcudere — è certamente una qustione rilevante per il caso Bitcoin, o forse sarebbe più appropriato esprimersi al contrario: quello del Bitcoin rappresenta un caso notevole per il "teorema" di Mises; si può discutere se siamo di fronte ad una banale regressione di Mises o ad una sua sottilmente diversa variante, ma si potrebbe anche sostenere che si tratterebbe di una discussione nominale; quel che è certo è che — in questo caso, come in generale — un'approccio formale ed analitico sia quantomeno eccessivo, se non addirittura fuori luogo.