29 August 2014

Deflazione

Basta post pretenziosi dai temi velleitariamente alti e nobili: torniamo a parlare un po' di attualità e cose concrete.
Ultimamente si fa un gran parlare, quasi con terrore, di questa fantomatica deflazione. Si sente ripete a più riprese il mantra che la deflazione sembrerebbe una cosa bella, ma in realtà non lo sarebbe. E si leggono tortuosi ragionamenti economici che, però, tutto fanno tranne che spiegare dove il senso comune si ingannerebbe. La retorica spesso è grossolanamente forzata, per cui in caso di inflazione "un euro non mi basta più per acquistare un chilo di carote, come era un anno prima", mentre in caso di deflazione "con un euro arrivo a comprare il doppio delle carote che compravo un anno prima" (enfasi mia).
Prendete l'argomento del rinvio degli acquisti: smettereste di mangiare perché fra un mese il cibo costerebbe di meno? Quindi il problema della deflazione non dovrebbe riguardare i beni primari e di consumo. Ma anche non prendendo in considerazione beni di consumo primario, avete forse notato una crisi perenne di Apple e Samsung da assenza di acquisti, per via che il prezzo degli smartphone dimezza, questo sì davvero, nel giro di un anno?
Del resto in un mondo dominato dell'innovazione, la deflazione è precisamente il pattern economico atteso, e un'eventuale inflazione artificiosamente creata non si configurerebbe altrimenti che come una forma di tassazione, con l'aggravante morale di essere occulta e l'aggravante economica di distorcere i segnali dei prezzi sulla corretta allocazione di risorse.
 
In tutto questo dare addosso alla deflazione, trovo soltanto due preoccupazioni "sensate": l'insostenibilità del debito (pubblico) e la wage-stickiness (in italiano sarebbe qualcosa come "vischiosità dei salari"). Ma, in entrambi i casi, mi sembra si accusi la deflazione di problemi che in realtà nascono e risiedono altrove.
Nel primo caso, lamentarsi di non poter svalutare il debito con l'inflazione significa lamentarsi di non poter derubare il creditore restituendogli meno di quel che si è ricevuto in prestito. Il problema è l'aver contratto un debito sapendo di non poterlo ripagare, non il fatto di doverlo restituire. Il problema è la spesa pubblica eccessiva, non la deflazione.
Anche nel secondo caso, si assume che i salari tendano intrinsecamente a salire e comunque a non scendere, ma mi sembra del tutto ragionevole ipotizzare che possa trattarsi in realtà di una conseguenza, più che di una causa, del regime pluricedennale di alta inflazione. Se la società non si aspettasse, non presupponesse un continuo aumento dei prezzi, sapere di avere un salario costante sarebbe ben percepito come un aumento del potere di acquisto. Al limite, in caso di deflazione prolungata, non è inverosimile immaginare delle rimodulazioni salariali al ribasso. In ogni caso l'aumento o la diminuzione del valore della moneta dovrebbe riflettere gli andamenti del mercato (la propensione al risparmio, la produttività, la produzione, gli investimenti...) e comunque l'aumento o la diminuzione del prezzo dei vari beni e servizi seguirebbero dinamiche specifiche legate all'andamento di domanda e offerta per singoli beni e servizi lungo tutta la catena di produzione, verticalmente e orizzontalmente. L'idea, invece, di manipolare artificialmente la massa monetaria significa sovrastare le richieste dei consumatori e provocare una ridistribuzione arbitraria di beni, risorse e denaro. Oltretutto, anche mettendosi in un'ottica redistributiva di ispirazione socialista, bisogna sottolineare che tali storture impattano abbastanza direttamente anche le disuguaglianze di reddito: poichè, infatti, l’immissione di nuova e fresca moneta non avviene in maniera uniforme, ma ha dei precisi canali di immissione e un deflusso con i suoi tempi, le politiche inflazionistiche e di espansione del credito vedono tipicamente nelle persone già ricche i privilegiati beneficiari di tali immissioni di nuova moneta (che poi la vera dicotomia non dovrebbe essere fra ricchi e poveri, ma fra guadagni legittimi e illegittimi, fra una ricchezza acquisita col lavoro, da una parte, o con arbitrari privilegi dall’altra).

11 August 2014

Serendipity /8 — Il romanticismo [era: Emilie Autumn Liddell]

E' Haydn e sinfonico, ma credo funzioni lo stesso:
"You find it beautiful? well I've got news for you: it isn't"
Oh, mio Dio, ma questi Young People's Concerts di Bernstein sono un'intera collezione di lezioni!
Dovrò assolutamente trovare il tempo di gustarmeli tutti!
(Il prossimo sarà senza dubbio What is a Mode?)
Ma restiamo all'orchestra di Haydn: sì, può sembrare che mi assecondi, e certamente ho apprezzato la canzonatura dell'eccesso di romanticismo. Ma il suo punto, direi, è ben diverso dal mio (sì, lo so che la tua è stata solo un'associazione di idee, che non volevi sostenere che le mie istanze fossero quelle di Bernstein, ma anch'io sto semplicemente facendo seguito al tuo spunto per dire ancora la mia).
Lui prende una posizione che potremmo dire "filologica", in cui mette l'autore al centro dell'opera e pretende che l'esecutore si renda semplice riproduttore di quel che l'autore aveva in mente. E già qui io alzerei il mio sopracciglio, e citerei la postilla di Eco al Nome della rosa: «Un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. [...] L'autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo.»
Eco si riferiva alla narrativa, ma direi che il discorso è esportabile ad ogni forma di espressione artistica.
Bernstein, insomma, non sta criticando il romanticismo in musica, ma il romanticismo, potremmo dire così, fuori luogo. Tutti quei "vibrato, glissando, rubato, sforzando, crescendo" non sono il male in sé, per Bernstein, ma solo se applicati ad Haydn.
Io, nel mio piccolo, sono ad un livello molto più elementare: la mia non è una critica, nè filologica, nè tantomeno musicale; la mia è solo una dichiarazione di gusto musicale: il mio. La mia cultura musicale non mi permette di cogliere le sottili differenze di esecuzione (sì, ok, l'enfasi esagerata dell'esecuzione di apertura di questa lezione era piuttosto evidente, l'ho colta anch'io prima ancora che Bernstein la confessasse...) e i miei giudizi si esprimono in gran parte sulla base dell'opera "nuda e cruda", quasi indipendentemente dall'esecuzione (e da questo punto di vista la musica barocca è proprio la mia, col suo essere "musica pura", non a tema, mera struttura armonica e contrappuntistica).
O forse no, visto che lo stesso pezzo (la ciaccona del Vitalino dell'altro post) mi piaceva in versione barocca e non in versione romantica!
Vediamo: direi che il punto, per il mio gusto, potrebbe essere il peso che ha la romanticizzazione in un pezzo, in un'esecuzione: cosa succede se togli la dinamica alla ciaccona del Vitalino? E se la togli ad una sinfonia?
Ecco, prendi le tanto di moda "jazzizzazioni" di pezzi di musica classica: hanno scritto "Bach goes to town", hanno scritto anche "Beethoven goes to town"? Sì, lo so che è sleale usare Bach come elemento di paragone, ma, ripeto, cosa resta di una sinfonia, tolta la dinamica?
Ma anche questo forse non è vero: Uri Caine non ha riscritto solo le Variazioni Goldberg, ha anche riscritto Mahler —bellissimo! (ma forse quella di Mahler, pur essendo una sinfonia, non è romantica, in un qualche senso non troppo generico del termine...).
Però tutto sommato il confronto col jazz mi sembra sia d'aiuto, visto che io salto direttamente dal clavicembalo al banjo (ma in realtà anche del jazz, che detto così in generale è un po' una parola calderone, non è che riesca ad apprezzare tutto...).
La jazzizzazione di Bach, infatti, non avviene tramite immersione del suo contrappunto in un bagno di mera dinamica; gli orpelli con cui gli si rende omaggio sono di natura ritmica e armonica.
Quel che, dunque, non mi piace — diciamo meglio: quel che mi lascia spesso indifferente — della musica romantica, è il suo essere troppo centrato sulla dinamica, giocando con essa su una struttura musicale tutto sommato semplice, o comunque nascosta dalla dinamica. Che poi: anche il jazz gioca spesso con temi semplici, ma i suoi giochi sono ancora di natura musicale (tempo e armonia)!
Parlando di queste cose, un amico — per non violare la sua privacy lo chiameremo con un nome di fantasia, Matteo — aveva fatto una osservazione molto interessante: le colonne sonore dei videogiochi, una volta, dovevano accontentarsi di schede a 8 bit e un audio senza campionatura ma prodotto da un chip a modulazione di frequenza con giusto un paio di forme d'onda o poco più: una "musica" fatta solo di altezza e durata. E in effetti le colonne sonore di quei giochi, in genere, avevano — giocoforza — una struttura musicale che quelle dei giochi più moderni non si sforzano nemmeno di avere, forti delle possibilità ormai cinematografiche; e così, vincoli strettissimi come quello della monofonia portano naturalmente a re-inventare tecniche come l'arpeggio o l'armonia orizzontale, squisitamente contrappuntistiche.
Chiaramente la critica naturale a tutta questa mia difesa del barocco è forte: sono una specie di vecchio conservatore, che non apprezza le nuove possibilità del progresso, della dinamica del forte-piano (ma perché, in epoca barocca e rinascimentale non esistevano forse gli archi? i flauti? non avevano forse questi strumenti possibilità di dinamica? ma allora non era forse solo una questione di moda?).
Boh.
Che poi, non è che abbia una vera e propria tesi da difendere, e ormai non ricordo più nemmeno dove (se?) volessi andare a parare... ah, massì, certo: alla solita conclusione, e cioè che la musica ha quel qualcosa di fisico che difficilmente riesci a cambiare con la teoria, con la testa, con le parole.
 

10 June 2014

Serendipity /7 — Emilie Autumn Liddell

 
Ennesimo post a carattere musicale: sto cercando a tutti i costi di perdere definitivamente i miei due lettori rimasti.
Vi ricordo, mi raccomando, il solito disclaimer di questo genere di post, e cioè che la musica ha quel qualcosa di fisico che difficilmente riesci a cambiare con la teoria, con la testa, con le parole; e vi ricordo anche che, purtroppo, non ne capisco molto di musica (classica), e sono dunque prono a ingenuità di giudizio.
Oltretutto sono già stato accusato in passato — per non violare la sua privacy, chiameremo l'accusatore con un nome di fantasia, Franco, a richiamare la sua sincerità, apprezzata ed anzi financo ricercata, nell'esprimere le proprie opinioni; ricercata, la sincerità, perché giudicate autorevoli, va da sé, le sue opinioni — sono già stato accusato, dicevo, di essere vittima di ben altre fascinazioni che camuffavo, prima di tutto a me stesso, come musicali ma che, a suo dire, musicali non erano affatto — non potevano esserlo, questa era la sua tesi, perché musicalmente non v'era molto di cui restare affascinati.
 
E dunque, con tutte queste premesse, capirete bene il mio imbarazzo nel ripresentarmi al suo cospetto presentando questa volta nientepopodimenoché una specie di burlesque bleeding plague-rat guro emo fairy punk gothic lolita, cercando pure di invitare a prestare attenzione al lato squisitamente musicale della faccenda.
Eviterò, perciò, di concentrarmi sul personaggio, e proverò a seguire un percorso legato ad un pezzo specifico, la Ciaccona in sol minore per violino e basso continuo attribuita al Tommaso Vitalino, e ad un tema di carattere generale, la contrapposizione fra musica pura e musica romantica.
 
E insomma càpita che càpito, non chiedetemi come (volete saperlo davvero? ma vi ho già parlato della Follia, no?), su qualche video di questa Emilie Autumn Liddell. Le prime reazioni sono contrastanti: ma è un giocattolo o un violino vero? e lo sta suonando davvero, dal vivo, nel bel mezzo di un musical a metà fra il punk-rock e il burlesque? non me ne intendo molto, magari non sarà una grande esecutrice, ma sembra difficile che si tratti di una semplice dilettante (per dire: sarà anche in versione elettrica, ma questo stralcio dalla partita per violino solo di Bach che introduce il suo pezzo "Face The Wall" non mi sembra alla portata di qualsiasi dilettante (e infatti poi scopro, qui, qui, qui, qui, qui, o qui, che col Bach della partita numero due si deve sentire piuttosto a proprio agio, persino col violino barocco; e per quel che mi riguarda la partita di Bach vale un sacco di punti). Ecchécéntra, direte voi, anche Allevi non è un dilettante, eppure... (non conosco Allevi, non lo seguo, ma immagino non abbia fatto, di pianoforte, un corso serale...)! E avete perfettamente ragione, ma mi appello al disclaimer iniziale e proseguo.
 
Erro, dunque, e scopro che oltre a suoi brani originali di questo suo genere — volete chiamarlo così? — adolescenziale (che quando va bene ricorda una specie di mix fra i Dream Theater e Tori Amos), accanto ai suoi pezzi, dicevo, esistono sue esecuzioni di musica classica, anzi proprio barocca. Oltre alla già citata Follia (mi sembra notevole, ma devo stare attento ai miei giudizi ingenui, soprattutto sulla Follia, che tende a piacermi anche nelle trascrizioni per ensemble di mazzi di chiavi dispari) trovo altri pezzi dai nomi del tutto anonimi/generici: un allegro, una sonata per violino e basso continuo(*), o un'altrettanto generica Ciaccona.
Non saranno mica addirittura sue composizioni? Quella ciaccona, in particolare, è chiaramente barocca, quantomeno nelle sonorità, ma in effetti ha qualcosa di atipico per il barocco che, chissà, magari è proprio dovuto al fatto che si tratta di una sua composizione con aspirazioni barocche ma che, inevitabilmente, si ritrova a modulare dinamiche armoniche più moderne. Solo che poi, continuando a girarle attorno, scopro un diverso upload dello stesso pezzo nel cui titolo si cita un certo Vitali. Finalmente un appiglio: evidentemente no, non erano pezzi suoi. Cerco allora su YouTube altre esecuzioni di questa ciaccona di Vitali: chissà, penso, se riesco a farmi un'idea di questa Emilia Autunno dal confronto con altre esecuzioni più "classiche" degli stessi pezzi.
 
Be', le altre esecuzioni in cui mi imbatto sono — per me — una grossa delusione: vibrati e dinamica struggente che nemmeno in un concerto di Tchaikovsky, trascrizioni per violoncello, orchestre, sinfoniche persino, con tanto di immagini new age di accompagnamento. Anche la versione di Eduard Melkus, chiamata "originale" (?) e suonata su violino barocco, ha dinamiche troppo romantiche per i miei gusti. Provo ad aggiungere il termine "baroque" nella ricerca, ma a quel punto mi ritrovo fra i risultati mille altre ciaccone, barocche, sì, ma non più quella del Vitalino. L'unica altra sua versione dalle parvenze barocche che sono riuscito a trovare è quella di tale Stéphanie De Failly, che però è accompagnata da un organo, invece che dal mio amato clavicembalo (che invece accompagna la Autumn!), e che ogni tanto, almeno mi pare, si concede comunque qualche piccola libertà dal retrogusto tendente al romantico.
 
Ma è dunque la Autumn a barocchizzare un pezzo romantico, o...? Cerco chi fosse questo Tommaso Vitali e scopro che sì, si tratta di un compositore e violinista in pieno periodo barocco, autore di sonate nello stile nientemeno che di Corelli, appunto, e a cui questa ciaccona, nonostante sia il principale motivo per cui è noto, viene semplicemente attribuita, sulla base dell'indicazione "Parte del Tomaso Vitalino" che il copista lasciò sul frontespizio della trascrizione per la biblioteca di Dresda. Ma scopro anche le due particolarità principali di questa ciaccona, che spiegano molte cose del mio girovagare su YouTube.
La prima è che la partitura originale ha, oggettivamente, qualcosa di anomalo rispetto allo stile barocco: in particolare (e mi limito a riportare quanto dice wikipedia, ché di musica non me ne intendo abbastanza per capirle) farebbe uso di "violenti" (wildly) cambi di tonalità, toccando, a partire dal sol minore (perché — vero, no? — non ha armonicamente senso citare delle tonalità di passaggio senza specificare la tonalità di partenza!), toccando, si diceva, il si bemolle e il mi bemolle minori, cosa del tutto inusuale, così dicono, per le prassi barocche.
La seconda cosa è che tale ciaccona è stata rimaneggiata un sacco di volte, già a partire dall'800, da musicisti che non si limitarono a farne trascrizioni per strumenti diversi, ma perpretarono delle vere e proprie rielaborazioni (very much arranged and altered version) con forti caratterizzazioni romantiche (romanticizzò e adattò la linea melodica al violino moderno): Ferdinand David ('800), Jascha Heifetz ('900), Ottorino Respighi ('900), etc, etc. E pare appunto che la versione romantica di Ferdinand David sia quella più eseguita. Ed ecco, verosimilmente, il senso della dicitura "originale" nell'esecuzione di Melkus — ma deve aver mantenuto, di originale, giusto la partitura, drogandola comunque nell'esecuzione con una massiccia dose di romanticismo!
 
Io — e lo confesso così, apertamente, a conferma del mio dilettantismo musicale — ho una vera e propria idiosincrasia per la musica romantica: quelle orchestre sterminate, in cui tutte le voci sono ovattate, annegate le une nelle altre; quelle dinamiche esasperate che annacquano la struttura musicale... struttura musicale? ma hanno una struttura musicale, quei pezzi buoni giusto come colonne sonore?
Ok, ok, chiedo scusa, mi sto lasciando prendere la mano, e certamente sto generalizzando troppo.
Ma non è la prima volta che provo grande delusione di fronte alla romanticizzazione del contrappunto.
Tempo fa, ad esempio, avevo anche provato ad intromettermi in una colta conversazione fra lo Smeriglia e la sua amica Micol, sperando mi rispondessero qualcosa di utile per capire meglio questo romanticismo in musica; ma giustamente hanno ignorato il mio commento fuori tema: quello che la Grimaud e la Tipo stavano suonando non era Bach, ma Busoni; allo stesso modo la Autumn e gli altri non stavano suonando la stessa ciaccona: lei quella del Vitali, gli altri quella del David.
Ancora, a proposito di romanticizzazione del barocco, prendete il bellissimo Jean-Philippe Rameau della gavotta (con variazioni!) ultimo movimento della prima suite in La minore dalle "Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin" pubblicate intorno al 1728: difficile renderla romantica, mi dicevo, perché anche nei pezzi più "melodici" c'è l'altra voce che martella contrappuntisticamente a ritmo sostenuto. Ma mai sottovalutare il romanticismo: basta esagerare col lento e i rallentando, con le dinamiche forte/piano, et voilat! E non crediate che l'abbia cercata col lanternino: su YouTube è tutto un fiorire di versioni romanticheggiate.
Forse, se proprio vogliamo "romanticizzare" il barocco, l'unica possibilità è partire dalla Follia e chiamarsi Sergei Vasilievich Rachmaninov. Ma in questo caso, mi pare di notare chiaramente, la "romanticizzazione" non avviene tramite "banali" dinamiche di tempo e forte/piano (e infatti temo che stia chiamando con lo stesso nome, "romanticizzazione", due cose diverse, e che quella di Rachmaninov sia, sì, una de-barocchizzazione, ma che non abbia molto a che fare col romanticismo musicale... c'è qualche musicista fra il pubblico?).
 
Va bene, basta, la smetto: mi pare che il post sia venuto già abbastanza lungo, la Emilie Autumn ve l'abbia segnalata e linkata abbondantemente, la mia ignoranza musicale abbia già fatto bella mostra di sé, e si possa dunque chiudere qui il post (e a questo punto magari anche il blog, chissà).
 
 
(*) Scoprirò poi che si tratta di una delle 12 sonate di Carlo Ambrogio Lonati, maestro, pare, di Francesco Saverio Geminiani: ma vedi tu cosa si scopre ad ascoltare una burlesque plague-rat etc-etc gothic lolita...
 
 

16 May 2014

Fluttuazioni quantistiche in cosmologia

E dopo il quantum computing (vi ricordate, no, la storia dell'epistemologia quantitativa di Aaronson, no? "Computer science" is a bit of a misnomer; maybe it should be called "quantitative epistemology") scopro che anche la moderna cosmologia — Sean Carroll, Squelching Boltzmann Brains (And Maybe Eternal Inflation) — può avere qualcosa da dire (addirittura con evidenze sperimentali? vedi le recenti misure di BICEP2) sulla natura delle fluttuazioni quantistiche e sulle diverse "interpretazioni" della meccanica quantistica.

08 April 2014

L'artigianissima indipendenza veneta

Oh, ecco, finalmente un post di Leonardo, L'artigianissima indipendenza veneta, sul referendum online di plebiscito.eu! Vediamo cosa ne dice un progressista acuto, un intellettuale di sinistra...
 
...'spe, devo essermi fatto travolgere dall'ironia e mi sono perso il punto del suo ragionamento, ora rileggo con più attenzione...
 
...no, niente. E io che mi pensavo, e invece no, c'è solo ironia. Evidentemente è una di quelle cose per cui sono troppo stupido, perché pare non ci sia nemmeno da perdere tempo a spiegare — tanto sono ovvii — quali siano i motivi per cui l'indipendentismo sarebbe una brutta idea. Ma, mi chiedo, se guardi il Veneto con tanta sufficienza e compatimento, cosa mai ti può interessare di tenerteli "vicino" nello Stato italiano? Ma lascia che se ne vadano dove vogliono, no?
Ma non è questione di un acuto progressista e fine intellettuale, eh, perché di discorsi fuor d'ironia non se ne vedono proprio, a sinistra (a destra ok, hanno la parola magica "Nazione" che tutto può, ma mi rivolgo a sinistra): solo prese in giro del carro armato di cartapesta che dovrebbe inabissarsi fradicio nelle acque delle calli. O almeno io non ne ho visti, vi prego di segnalarmeli nei commenti o di aver pietà ed indicarmele voi stessi, anche solo d'accenno, quali sarebbero le ragioni per considerare improponibile la secessione del Veneto dallo Stato italiano.
Vi chiedo solo di non utilizzare con troppa disinvoltura una terminologia ottocentesca (e di destra?) sull'unità e la grandezza della nostra nazione, e soprattutto di non mischiare l'indipendentismo (veneto) con i movimenti no-euro (come ahimè fa il nostro Leonardo), perché le cose non sono affatto consustanziali, visto che dagli altri quesiti del referendum si evince che la maggioranza è favorevole a che rimanga tutto com'è ora (EU, Euro, NATO), a patto che si parli di Veneto e non di Italia. Che poi, anche i movimenti indipendentisti catalani e scozzesi non sostengono l'abbandono dell'area Euro e/o della moneta unica mentre, al contrario, i più strenui sostenitori del no-euro sono partiti di tiratura nazionale (Grillo, Berlusconi, Le Pen...).
Ah, non vale nemmeno l'argomento "sei troppo piccolo, come ti difendi dall'invasore?", che altrimenti ve lo rigiro in un "non puoi andartene… altrimenti t'invado e ti riconquisto in un attimo!" e non ci fate proprio una bella figura :-)

03 April 2014

Un esercizio e la sua soluzione

Un professore di logica non riesce a trovare un bell'esercizio finale per l'ultimo compito del suo corso.
Alla fine si decide e mette questo semplice esercizio di una sola riga:
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
Quando in seguito corregge i compiti, trova che — proprio sotto il testo del suo esercizio finale — uno dei suoi studenti ha scritto le due righe seguenti:
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
Scrivi un esercizio che pensi possa essere adatto per questo esame e risolvilo.
A questo punto la domanda è: è corretta, come risposta? Se non lo è, sai modificarla in maniera che lo diventi?
Oh, magari c'è più di una risposta corretta...
Liberamente tratto da uno dei problemi distribuiti ai suoi studenti da Guido Osimo, docente di Matematica Generale e Matematica Applicata in Bocconi (e già mio prof di mate al liceo!), a sua volta ispirato da... Martin Gardner? Hofstadter?

25 February 2014

Serendipity /6 — Josh Turner e il bluegrass

 
Il meglio, si sa, è nemico del bene, ma anche il bene è nemico dell'alla bell'e meglio. La rubrica Android App of the Day era nata tempo fa col preciso scopo di segnalare NewsRob, il miglior feed reader (ancora!) in circolazione; ma in attesa di trovare il tempo di scriverne per bene è finito che hanno chiuso Google Reader. Ora, per fortuna — ve l'ho già detto? — NewsRob è rinato dalle sue stesse ceneri come GrazeRSS e col supporto a Feedly posso tutto sommato dire di aver ripristinato lo status quo per quanto riguarda la lettura di feed sincronizzata mobile/non-mobile e on-/off-line.
Ma come si capisce dal titolo, non è di app Android che voglio parlarvi, e la lunga premessa fuori tema era solo per scusarmi di un post, questo, che mi sono infine deciso a buttar giù alla bell'e meglio, per parlare, almeno, di Josh Turner, ché a pretendere di parlarne bene avrei rischiato di non parlarne affatto.
E nonostante il thread Serendipity non sia nato con questo post in mente, questo post, serendipicamente, ben si inserisce nel filone. Perché quella che questo post racconta è proprio la storia di una felice sequenza di scoperte fortuite a carattere musicale.
 
Tutto partì con la solita casuale ricerca di sana e buona musica antica, che a un certo punto mi aveva portato ad orbitare attorno a John Dowland, e in particolare alle diverse esecuzioni delle, e/o variazioni sulle, sue canzoni più famose: Flow My Tears, Come Again, If My Complaints... e in particolare The Earl of Essex Galliard, che solo in un secondo momento ho scoperto essere la versione puramente strumentale (The Right Honourable Robert, Earl of Essex, his Galliard) di un’altra sua canzone con tanto di lyrics: Can She Excuse My Wrongs? — canzone che, leggo su wikipedia, Elvis Costello incluse fra le bonus-track della riedizione del 2006 delle sue The Juliet Letters; la versione di Costello non sono riuscito a trovarla su YouTube, ma ho ricordi remoti (e per questo vaghi e indefiniti, e per questo "idìllici") di quel suo album con il Brodsky Quartet: dovrò riascoltarmelo, un giorno...
E insomma, to make a short story long, giungo infine — eccolo, finalmente entra in scena, il mitico Josh Turner — ad una piacevole esecuzione di quella canzone di Dowland in versione voce e liuto suonata da un ragazzino tutto spettinato come appena svegliatosi: Can She Excuse My Wrongs?
 
Fu un vaso di pandora: cose terribili ne uscirono.
 
Altri pezzi di musica antica, certo — ancora Dowland, A fancy, o Luis de Narvaez o Claudin de Sermisy o il sempreverde Greensleeves; persino, con mia grande e felice sopresa, una dignitosissima esecuzione di un bellissimo pezzo, l'If Ye Love Me di Thomas Tallis, che avevo avuto la fortuna di cantare col mio compianto Psalterium e che (beata ignoranza) credevo pressoché sconosciuto — barocca, anche — una trasposizione per chitarra di un violoncello di Bach — e di musica classica in generale, pure — il Mozart dell'Ave Verum e del Rondò Alla Turca, o la marcia funebre di Mendelssohn...
Ma il suo genere era un altro, dal nome — per me, allora — sconosciuto, che da quel momento, però, non avrei più smesso di iniettarmi direttamente nella coclea: il bluegrass (ecco, finalmente, qual era il genere della colonna sonora di Fratello, dove sei?, ché, ingenuo, cercare solo country o folk non bastava mica — senza contare che allora c'era solo Napster, mica YouTube, e la ricerca di nuova musica era incredibilmente più lenta e macchinosa...).
 
Josh Turner fu certamente la via di accesso ad un intero mondo da esplorare.
Solo un esempio, alla bell'e meglio: prendi un vecchio classico qualsiasi, Big Sciota — di cui esistono già quattro versioni featuring Josh Turner, una vecchia chitarra-mandolino-banjo, un'altra mandolino e due chitarre, replicata qualche anno dopo ad una specie di fest(iv)a(l), non ho capito, ed eseguita finanche tutta da solo, su mandolino, chitarra, banjo e... come chiamarlo? basso-lele? mitico! — prendi quel vecchio classico, dicevo, e un quick youtubing ti porta al gustoso video dei Jaywalkers, in cui la cantano su contrabbasso, mandolino e fiddle (fiddle, sì: il violino nel bluegrass è un'altra cosa, 'nevvero?), o ad una hot jam ad un certo River City Bluegrass Festival; lì ti colpisce chiaramente uno dei due violinisti, quel certo Nicky Sanders youtube-ando il quale arrivi agli evidentemente famosi Steep Canyon Rangers fra cui — una volta di più — è dolce naufragare... (e.g. Orange Blossom Special, ovvero, potremmo dire, lo standard-jazz del bluegrass; Knob Creek, a hauntingly beautiful melody which flows through many tempo and mood changes SCR really shines; Alabama Jubilee, e andate in giubilo al 3:40...)
 
Il bluegrass, dicevo, è stato un intero mondo da esplorare, ma c'è qualcosa di particolare e specifico in Turner. Com'è normale, non basta certo che un pezzo sia suonato col banjo perché mi piaccia, esattamente come non basta che ci sia il clavicembalo perché mi piaccia un pezzo barocco (ecco, sì, bello il parallelo fra clavicembalo e banjo: entrambi strumenti o-lo-adori-o-lo-detesti; inutile che vi dica a quale religione io appartenga...). Anzi, essendo il bluegrass un genere molto caratteristico, è facile che youtubando a caso vi imbattiate in pezzi tutti uguali a se stessi e presto, quando non subito, noiosi. Provate ad esempio a chiedere "bluegrass" a Spotify: vi verrà da scappare a gambe levate! Tra l'altro lo stesso Josh su Spotify è presente solo con i due album del suo gruppo, "The Other Favorites", ma anche quelle album-version sono di una mediocrità che non rende minimamente giustizia alle corrispondenti versioni che ho trovato su YouTube...!
Ecco, per Josh Turner è scoppiato quella specie di innamoramento per cui riesce a piacermi qualsiasi cosa scelga di suonare. Non mi capitava una cosa del genere dai tempi, remotissimi, della Yoko Kanno dell'OST di Cowboy Bebop: avere una playlist di decine e decine di brani dai generi e gli stili più vari, tutti bellissimi, tutti di una sola persona. Ok, sì, Josh non è così eclettico come Yoko Kanno, ma il fatto è che non mi piace soltanto quando fa bluegrass: lì, certo, sceglie dei pezzi bellissimi, o — meglio — è capace di renderli tali: Hello Mary Lou (sempre in versione single performancer chitarra-mandolino-banjo-bassolele), Jack-A-Roe, Shady Grove, The Tennessee Waltz, E.M.D.... e potrei continuare a lungo: alla versione originale, spesso, non avreste concesso più di una dozzina di secondi di ascolto! Non mi piace, dicevo, soltanto quando fa bluegrass, ma anche quando canta e/o suona cose più "pop", tipo Bob Dylan (Don't Think Twice, It's Alright), i Beatles (Get Back), i Who (Behind Blue Eyes), Ray Charles (Hallelujah I Love Her So), Adele (Rolling In The Deep), La ragazza di Ipanema, Summertime, etc etc.
 
E niente, basta, direi che ho già detto fin troppo, che poi l'avevo detto sin dal primo post di questa inattesa saga: la musica ha quel qualcosa di fisico che difficilmente riesci a cambiare con la teoria, con la testa, con le parole: se certa musica non ti piace, è difficile appassionartici, soprattutto per iscritto.

20 February 2014

en passant

 
Post rapidissimo, un paio di segnalazioni volanti.
A presto!
 

15 February 2014

Darwin Day

Quest'anno arrivo in sfacciato ritardo. E sarà un post del tutto simbolico, scritto di fretta per non saltare completamente la ricorrenza
Lo spunto me lo offre proprio una delle tante celebrazioni di questi giorni, riportata qui di fianco. La quale mi fornisce il pretesto per tornare per l'ennesima volta su un tema ricorrente su questo blog, e cioè quello della critica alle definizioni riduzioniste di evoluzione darwiniana, con particolare riferimento alla diatriba Gould-Dawkins.
Davvero non è il più forte a sopravvivere? Davvero non è il più adatto all'ambiente? Davvero sopravvive solo chi è pronto al cambiamento? E se il cambiamento tarda ad arrivare?
E' un post simbolico, l'ho detto, per cui non mi dilungherò su temi che ho già toccato (nel Darwin Day di 6 anni fa, oppure in quello di 2 anni fa, oppure ancora chiacchierando con Danilo Avi...).
Mi limiterò a ribadire la mia convinzione che, semplicemente, l'evoluzione avviene — contemporaneamente — su molti piani diversi (gene, popolazione, specie...), che si intrecciano e rendono scorretta qualsiasi definizione concisa di evoluzione, la quale favorisce adattamenti ad ambienti specifici, ma asseconda pressioni selettive anche di natura non meramente ambientale (selezione sessuale, co-adattamento, simbiosi, pleiotropia...) ed è sottoposta anche a dinamiche non-adattive (flusso genico, deriva genetica, allometria...).
La plasticità di risposta al cambiamento, per tornare al pretesto di questo post, è certamente un altro fattore rilevante, ma è ugualmente riduttivo pensare di poter ricondurre tutto ad essa.
 
PS
Visto che ci sono ne approfitto per segnalare un trittico di post di Prosopopea — su facebook... grrrrrrrr!!!! — che non sfigurerebbero, soprattutto l'ultimo sul primo classificato, accanto ai vecchi e rimpianti post di tupaia: la Top 3 di animali con cui non vorreste avere una relazione: terzo, secondo e primo posto!

13 January 2014

Evernote e l'HTML (Android App of the Day?)

Evernote è tanto bello e tanto caro, ma guai a scrivere in HTML: lui salva le note in un XML proprietario parzialmente HTML-compatibile, ma devi assolutamente lasciare fare tutto a lui: se provi a scrivere i post per il tuo fantastico blog direttamente in codice HTML, inserendo formattazione e link a mano, compilando i tag direttamente nel body della nota, be’, metti pure in conto che lui s’incarti, s'inceppi nella sincronizzazione e — a meno di andare ad estrarre a mano il suo mix di XML/HTML dall’SD del tuo smartphone — metti in conto di perdere, in un attimo, tutto quello che hai pazientemente scritto con il tuo fantastico cellulare con tastiera fisica, nelle tue ore quotidiane da pendolare.
E allora basta Evernote, per le prossime volte passa a metodi più spartani ma più solidi, come scrivere i tuoi post come bozze email, chissà che non vada meglio.

21 December 2013

Facebook

 
Vista la stanchezza che da tempo immemore ormai ha preso questo blog, senza alcuna vitalità su facebook che la compensi, verrebbe proprio da dubitare che la causa del languire della blogosfera sia dovuta ad un trasferimento rigido verso i social network. Ma è anche vero che questo blog non è mai stato particolarmente prolifico, e comunque un caso singolo non fa statistica (il caro vecchio fabristol, tanto per dire, sembra non aver minimamente perso lo slancio — grazie a lui! — e chissà se scrive anche su facebook...).
Io non frequento (ancora?) il social blu, ma voi, che dite, c'è vita da quelle parti? A parte gli scambi di auguri di Natale e le foto di gattini, intendo...
 
Il pretesto per questo post risale a molto tempo fa, quando mi capitò di notare, nelle statistiche di accesso al blog, la stringa di referrer "www.facebook.com": qualcuno, cioè, era arrivato sul mio blog a partire da un link presente su una pagina di facebook.
Ma il refereer era proprio "www.facebook.com", e niente più. Non c'era modo, cioè, di risalire a quale pagina facebook mi citasse, come invece sarebbe avvenuto se l'accesso fosse arrivato da un blog. Chi, e perché, e commentando cosa, aveva messo un link ad un mio post?
Il motivo tecnico, forse, è che quella pagina era privata; visibile, cioè, solo alla catregoria di utenti facebook che stavano in un particolare stato di relazione (parentela? amicizia? conoscenza?) con la persona che ha condiviso il link. A rigore, infatti, non bisognerebbe paragonare quella pagina facebook al post di un blog, ma ad una email, eventualmente inviata ad una mailing list, comunque non come fosse un forum pubblico.
(Questo a voler concedere il beneficio del dubbio perché, chissà, magari il comportamento sarebbe stato esattamente lo stesso anche se la pagina fosse stata "pubblica". Qualcuno di voi sa come stanno le cose?)
Se davvero, dunque, le discussioni si sono semplicemente trasferite su Facebook, vorrei esprimere il mio rammarico per la perdita del carattere di pubblicità (nel senso di essere pubblico, non di réclame) delle conversazioni: su Facebook, il loro flusso è necessariamente relegato a dinamiche strettamente simmetriche di "amicizia", rinforzando l'effetto "ognuno nella sua bolla", ma soprattutto impedendo, o comunque rendendo più difficile, la serendipità.
 
Più recentemente, a dare una spinta a concludere e pubblicare questo post, mi è capitato di imbattermi in un "post"(?) su Facebook del mio recensore musicale (e non solo) preferito. Ovviamente la serendipità non è capitata grazie a Facebook, ma a Twitter.
 
(Ah, Twitter: chissà se un giorno troverò il tempo per scriverci un post; per il momento mi limito a dire che non riesco a capirlo e nonostante ripetuti tentativi di tuffarmici, ogni volta mi ritrovo ad annasparci senza fiato — e no, il naufragare non è affatto dolce.)
 
Su Twitter, dicevo, mi imbatto in questo ritaglio di pagina di facebook, e sono di nuovo preso da quell'angoscia adolescenziale dello star perdendomi qualcosa di interessante. Dove scrive, ancora, il mio Fillioley? Ok, su parrucchiera 2.0: dovrò filtrare le cose interessanti dal mare di quelle personali e futili; non è detto che ci riesca, ma posso provarci: datemi subito i feed!
 
(A proposito di feed, lo sapete che è tornato NewsRob? Come sarebbe a dire, cos’è?! Non ve ne avevo parlato in una puntata della rubrica Android App of the Day? Ah, no, è vero, avete ragione… Beh, per chi si ricorda cos'era, ora si chiama GrazeRSS ma è lo stesso di prima: interfacciaccia spartanissimissima ma con la gestione dell’offline-reading in assoluto migliore sulla piazza; e la novità è che da poco si interfaccia anche con Feedly, il miglior compromesso post-google-reader-assassin...)
 
I feed della pagina facebook del Fillioley! — dicevo — datemi i suoi feed!
Ma prima ancora di arrivare ai feed, scopro appunto che la sua pagina facebook è pressochè deserta. Bene, penso, niente fuffa e pettegolezzi, ma... anche niente commenti arguti! Ma dove dovrei cercarlo, nella Timeline, è corretto? Zero, solo rotolacampo e piccoli diavoli di sabbia; o almeno così pare a me che visito Facebook dall'esterno... magari per vedere qualcosa dovrei chiedergli l'amicizia... uff... Dov'è, tanto per dire, quel lungo commento ritrovato per caso su Twitter? Boh, evidentemente anche quello, come il misterioso link al mio blog, dev'essere comparso in una conversazione privata...
 
E niente, tutto qui, la morale della storia, il rammarico, l'ho già espresso parecchi paragrafi qui sopra.
Maledetto Facebook e tutti i social network che hanno snaturato internet!
 

14 December 2013

Serendipity /5

A conferma del titolo, ecco l'ennesimo post "musicale".
Il pretesto è l'invitarvi alla lettura di due pezzi gustosissimi. In ordine cronologico non-inverso: La bibbia, uno che si chiama Andrew Bird e il perché dei perché e (non lasciatevi indurre a desistere dal titolo) Birdwatching vs AndrewBirdlistening.
Tassativamente solo dopo esservi gustata la lettura dei due pezzi linkati qui sopra siete autorizzati a gustarvi l'ascolto del pezzo qui sotto, scelto fra i tanti di questo tal Bird senza alcuna pretesa d'averne selezionato il migliore, ma al solo scopo di dedicarlo a Franco, ché mi ha ricordato il suo Tom Waits.

12 September 2013

Serendipity /4

Doug McKenzie - Autumn Leaves

09 August 2013

Decifrare il Beanish ~ ᖉ, ᖆᐣᖚᔭ,ᐦ

Ci sono molti commenti sul suo blog, alcuni di essi meriterebbero un intero post per essere discussi adeguatamente. Crede sia meglio spostare la discussione là, la maggior parte dei lettori sono probabilmente già registrati ed è sicuramente più facile discutere in un vero e proprio forum.