26 November 2012

   [6] Metodo e spiegazione scientifica: dalla fisica all'evoluzionismo, per l'economia — all'ombra di Quine

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§  La prasseologia: perché?
Una delle cose che colpisce maggiormente avvicinandosi alla scuola austriaca in maniera anche solo minimamente sistematica è proprio questo suo carattere organico.
 
Mises conia un termine specifico, la prasseologia, per identificare il suo oggetto di studio, e marcare in qualche modo le distanze con l'economia classica, e devo confessare che questa cosa mi insospettiva parecchio: questa presunta nuova scienza in -logia ricordava troppo le altre scienze sociali, e ad aggravare la cosa c'era questo suo sedicente carattere ipotetico-deduttivo, questo suo richiamarsi alla logica e alla matematica, di cui però non condivideva il linguaggio formalizzato, e questo ispirava innegabilmente pochissima fiducia: di quante teorie strampalate avete sentito parlare che si appellavano all'auto-evidenza, a partire nientepopodimenoché da Cartesio?
Oltretutto se vi capita di leggere su internet delle difese della scuola austriaca che non si limitano ad Hayek, ma che si rifanno espressamente a Mises, con grande probabilità vi ritroverete precisamente a leggere delle ingenue ricapitolazioni e ridefinizioni di metodo scientifico che fanno sorridere chiunque mastichi un po' di filosofia della scienza, annacquando completamente la reale portata del contributo misesiano.
E non sto parlando solo di semplici, comuni "blogger": prendete questo brano di Rothbard sull'uso della matematica in economia, A Note On Mathematical Economics (Una nota sulla matematica in economia): i concetti su cui insiste — le particelle fisiche unmotivated da una parte e le azioni umane motivated dall'altra, le leggi fisiche meaningless da un lato e quelle prasseologiche meaningful dall'altro, il mero "significato operativo" (operational meaning) delle leggi fisiche da confrontare con le leggi prasseologiche che sarebbero invece significativamente vere (meaningfully true) — fanno venir voglia di fuggire a gambe levate e smettere di leggere dopo i primissimi paragrafi!
 
Ma se si mettono completamente da parte le solite ragioni epistemologiche — cioè quelle rivendicate dai tipici libertari, a cominciare da Rothbard stesso, e non quelle rivendicate da Quineiani come me :-) — se si mettono da parte, dicevo, le solite ragioni epistemologiche che dovrebbero, a priori, condannare gli approcci positivisti e consacrare solo quelli misesiani, e si procede in maniera sistematica dal principio (io continuo ad indicare sempre lo stesso testo, l'Economics for Real People di Gene Callahan, solo perché è l'unico che ho letto, ma chissà quali testi migliori esistono là fuori), si scopre un approccio del tutto originale, purtroppo oggi come allora, ai temi economici.
(continua...)

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