01 May 2013

[4] Bitcoin e il "teorema" di regressione di Mises, o dell'altro lato della matematica in economia

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(...continua)
 
Non è necessario entrare nei dettagli di cos'è un bitcoin (argomento peraltro molto affascinante, da pèrdercisi: ho lasciato in calce a questo post [§] un breve riassunto delle cose che ho letto a riguardo, ché altrimenti si divagava una volta di più): sarà sufficiente sapere che il suo protocollo garantisce per esso le tre proprietà tipiche di un bene privato: scarsità, rivalità ed escludibilità. Ovviamente queste tre proprietà non sono affatto sufficienti a fare del Bitcoin un bene economico: anche i disegni di mio fratello sono, in senso tecnico, scarsi, escludibili e rivali, eppure non c'è alcun mercato per essi, giacché gli manca la cosa essenziale: un valore.
Come si diceva, per il Bitcoin abbiamo a disposizione un'informazione dettagliatissima sulla sua storia, e un buon punto di partenza per capire la questione del suo valore potrebbe essere proprio la sua cronologia, con un occhio di riguardo alle transazioni di bitcoin.
Progettato da Satoshi Nakamoto a fine 2008, "nasce" a gennaio 2009, in cui viene generato il primo blocco di 50 bitcoin e viene effettuata la prima transizione di bitcoin fra due portafogli, come test, da Satoshi a Hal Finney: una prova tecnica, nessuno scambio, nessun indizio di valore.
Dieci mesi dopo, a partire dal 5 ottobre di quell'anno, New Liberty Standard comincia a pubblicare il primo sedicente tasso di conversione bitcoin-dollari, secondo il seguente criterio: During 2009 my exchange rate was calculated by dividing $1.00 by the average amount of electricity required to run a computer with high CPU for a year, 1331.5 kWh, multiplied by the the average residential cost of electricity in the United States for the previous year, $0.1136, divided by 12 months divided by the number of bitcoins generated by my computer over the past 30 days.
Dico sedicente perché esso non rappresenta né un vincolo imposto ad eventuali compravendite (come i tassi valutari in regime di cambi fissi), né un valore di cambio "di mercato", misurato su transazioni reali: fino a quel momento, del resto, non sono segnalate transazioni di bitcoin compensate da contropartite in dollari o in qualunque altro bene o servizio. Pertanto quel criterio adottato per "quantificare" il valore di un bitcoin non rappresenta altro che l'ennesimo strascico, inconscio, della teoria del valore-lavoro: interessante come riferimento-in-mancanza-di-altro (conviene più "minare" un bitcoin o comprarlo?), ma lungi dal costituire una misura del valore di un bitcoin.
Però...
 
[§] Cos'è Bitcoin, un bignami semi-tecnico.
Il protocollo Bitcoin gestisce automaticamente la "stampa" di bitcoin in maniera sequenziale, generando un nuovo blocco di bitcoin nonappena l'ultimo blocco che aveva generato viene assegnato ad un qualche portafoglio. Insieme al blocco di bitcoin da assegnare viene generata un'istanza specifica di un problema standard: il portafoglio del client bitcoin che per primo sottometterà la soluzione al problema diventerà, a mo' di premio, proprietario del blocco di bitcoin che era stato generato. In quel momento verrà generato un nuovo blocco di bitcoin, formulata un'altra istanza specifica del problema standard e si resterà in attesa del primo risolutore a cui assegnare il nuovo blocco; e così via.
Il tipo di problema da risolvere per ottenere l'assegnazione del blocco di bitcoin è una sorta di inversione di una funzione di hash (SHA-256). Al di là dei dettagli tecnici, la cosa essenziale è che si tratta di un problema (classicamente, i.e. non quantisticamente) difficile, di cui, cioè, non si conosce un algoritmo di risoluzione che scala polinomialmente nella dimensione del problema (la lunghezza della stringa hash da "invertire"). I migliori algoritmi noti di soluzione hanno un esponente di scala che è proporzionale ad n^(1/3)·log(n)^(2/3), ma se capisco bene il client bitcoin implementa un "banale" algoritmo di ricerca brute force, che esplora sistematicamente tutto lo spazio delle possibili soluzioni: in tal caso l'esponente di scala è proporzionale proprio alla lunghezza della stringa.
Fissata però una certa difficoltà del problema in termini di lunghezza della stringa di hash, non sarebbe comunque possibile stimare a priori il tempo medio necessario (wall clock time) per trovare una soluzione, perché questo dipenderebbe in maniera determinante dalla potenza di calcolo disponibile); meglio: dalla potenza di calcolo effettivamente dedicata alla generazione di bitcoin: più client bitcoin potrebbero decidere di collaborare parallelizzando l'esplorazione delle possibili soluzioni, riducendo così il tempo medio (wall clock time) fra la generazione di un blocco di bitcoin e il successivo. Tale tempo medio di generazione, insomma, sarebbe in qualche modo legato al valore attribuito ai bitcoin cercati, in termini di risorse di calcolo messe al lavoro nel processo di generazione di bitcoin: maggiori queste, minore il tempo medio di generazione, ovvero maggiore velocità di generazione.
Per compensare questo feedback, il protocollo Bitcoin non stabilisce la lunghezza della stringa di hash una volta per tutte, ma la imposta in maniera dinamica, aggiornandola ogni 2016 blocchi generati, aumentandola o riducendola in funzione di un obiettivo di riferimento prefissato che corrisponde ad un ritmo di generazione di un blocco ogni 10 minuti (2016 blocchi in due settimane).
Ogni blocco corrisponde attualmente a 25 bitcoin, ma il protocollo prevede un dimezzamento del numero di bitcoin associati ad un singolo blocco ogni 210 mila blocchi generati.
(continua...)

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