30 April 2013

[3] Bitcoin e il "teorema" di regressione di Mises, o dell'altro lato della matematica in economia

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Questa precisazione, che la regressione di Mises potrebbe non essere l'unico meccanismo di acquisizione di valore di scambio, è certamente rilevante nelle discussioni sul Bitcoin, ma entra in gioco anche su questioni ben meno recenti. Il valore del Dollaro, o dell'Euro, o comunque di monete a corso legale forzoso senza alcun ancoraggio ad un bene fisico come l'oro, rappresenta precisamente il caso di un bene privo di alcun valore d'uso e dotato di mero valore di scambio: un'apparente contraddizione con la formulazione semplificata del "teorema" di Mises, che si risolve però semplicemente notando che è sufficiente lo stesso meccanismo di regressione di Mises per spiegare il mantenimento del valore di scambio di un bene anche quando dovesse perdere del tutto il valore d'uso. Questo varrebbe per l'oro stesso: se anche dovesse perdere il suo valore d'uso (ad esempio perché i gioiellieri hanno trovato sostituti migliori per i loro gioielli), i prezzi in oro di tutti gli altri beni sul mercato costituirebbero comunque un riferimento di valore per l'oro. Allo stesso modo per le monete legali, il rilascio dell'ancoraggio all'oro non distrugge ipso facto la struttura dei prezzi in dollari per gli altri beni e, se permangono le condizioni di fiducia del mercato (eventualmente aiutati dall'applicazione del monopolio legislativo/esecutivo), la "progressione" di Mises (la regressione vista in senso temporale opposto) può continuare.
Per il Bitcoin, dunque, la sua relazione col meccanismo di regressione di Mises si pone nei termini che seguono. Certamente, per il "teorema" di Mises, il Bitcoin non può acquisire valore di scambio dal nulla: o esso poss(i)ede(va) già un valore d'uso, su cui p(u)ò(trà) far coagulare un ulteriore valore di scambio, oppure deve "ereditare" un valore di scambio da un qualche altro riferimento di prezzo (oppure ancora, ovviamente, potrebbe succedere qualcosa di nuovo che impareremo a studiare).
Del resto la sedicente dimostrazione di Colucci si presenta formalmente come petizione di principio: "prendiamo la prima persona che ha accettato bitcoin in pagamento per i suoi beni o servizi" assume già quel che si vuole dimostrare, e cioé che il Bitcoint per qualcuno ha avuto del valore. Di più, assume tacitamente che quel valore non potesse essere di scambio.
 
Va già meglio in questo articolo di Nikolay Gertchev, The Money-ness of Bitcoins, in cui almeno si cerca di giustificare quest'assunzione: il Bitcoin, dice Gertchev, avrebbe avuto, limitatamente alla comunità "cripto-punk" in cui è nato, un valore in un qualche senso "artistico", che gli avrebbe garantito un livello di prezzo rispetto ad altri beni su cui innestare il successivo valore d'uso. Resta il fatto che anche detto così — e Gertchev non approfondisce più di così — sembra proprio un vedere ciò che si vuol vedere, un calare dall'alto, a priori, il "teorema" di Mises: davvero la gente si scambiava bitcoin come opere d'arte? in cambio di beni fisici o servizi?
 
Molto peggio, invece, questo articolo di Frank Shostak, The Bitcoin Money Myth: dopo aver esposto la sua versione del "teorema" di Mises, tutto sommato correttamente, passa ad affrontare il caso Bitcoin cominciando con un'affermazione che ha dell'assurdo per la sua ingenuità: Observe that a bitcoin is not a thing; it is a unit of a non-material virtual currency. A bitcoin has no material shape; hence from this perspective the notion that it could somehow replace fiat money is not defendable. Come se il dollaro fosse una cosa, avesse una forma materiale, e non fosse un'unità di una valuta virtuale immateriale; come se il dollaro non avesse già sostituito una moneta "fisica" come il gold-standard. Anche il commento successivo non è chiaro: Besides, Bitcoin is not a new form of money that replaces previous forms, but rather a new way of employing existent money in transactions. Because Bitcoin is not real money but merely a different way of employing existent fiat money, obviously it cannot replace it. Una critica simile, infatti, andrebbe bene per forme di sedicenti valute alternative, come il Sardex, in cui c'è un cambio fisso con un'altra valuta che ne vincola valore e utilizzo: in quel caso sì, si tratterebbe di una forma alternativa di utilizzo di una valuta pre-esistente, l'Euro; ma il punto rilevante del Bitcoin è che invece per esso esiste un mercato valutario libero di fluttuare, in cui c'è gente che compra e gente che vende in transazioni libere in cui i volumi scambiati non sono vincolati dall'esterno. Il fatto che si possano comprare dollari con bitcoin e viceversa non significa infatti che siano la stessa cosa, esattamente come il fatto di poter comprare e vendere con dollari dei quadri di valore non significa che i quadri siano una forma diversa di utilizzare i dollari per gli scambi (nonostante certi quadri possano avere alcune caratteristiche tipiche di una moneta come la trasportabilità e l'essere riserva di valore). La stessa conclusione finale dell'articolo, the fact that the price of bitcoins has jumped massively lately implies that people assign a high value for the services it offers punta precisamente nella direzione opposta alla tesi che Shostak cerca di difendere: i bitcoin hanno (un qualche tipo di) valore.
 
Lasciamo dunque perdere i Mises Daily e il Colucci, e torniamo a porci il problema della relazione fra Bitcoin e meccanismo di regressione di Mises: i bitcoin hanno davvero valore? un valore di scambio? solamente di scambio? e in tal caso, come l'hanno conquistato?
Per fortuna, a differenza di tutte le altre monete che conosciamo, la nascita del Bitcoin è accaduta in epoca iperstorica: non semplici documenti scritti, su di esso abbiamo internet. E così, invece di pontificare aprioristicamente, possiamo andare a leggere cosa è accaduto davvero, in pieno spirito galileiano e scientifico, nonostante non faremo correlazioni statistiche né dimostreremo teoremi analitici.
(continua...)

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