02 February 2009

Darwin fra le stelle

Dopo Rovelli, l'estate scorsa ho avuto modo di apprezzare molto il suo amico Lee Smolin nel bellissimo Three Roads to Quantum Gravity. Lo stesso Lee Smolin che ha proposto la teoria della selezione naturale cosmologica di cui parlo su Progetto Darwin.
Devo confessare che all'inizio ho storto il naso: Smolin mi aveva fatto un'ottima impressione, ma qul nome pomposo, selezione naturale cosmologica, sembrava alludere troppo ad uno di quei tanti tentativi, maldestri e inappropriati, di sovrapporre due ambiti molto distanti, e quindi apparentemente scorrelati, quali la cosmologia e la biologia. Lasciava immaginare uno di quegli approcci "finalistici" alla cosmologia che vanno sotto il nome generico di principio antropico e che, per così dire, non trovano proprio il classico consenso universale della comunità scientifica.
Ma ho dovuto ricredermi presto: la selezione naturale cosmologica rappresenta forse l'unico caso di applicazione rigorosa — addirittura falsificabile — dei principi più generali della teoria di Darwin in un ambito diverso da quello biologico.
Ne riporto dunque, per sommi capi, le idee principali. Il taglio sarà divulgativo (non che io ne abbia una conoscenza molto più approfondita...), il riferimento originale che ho seguito è l'articolo di Smolin stesso: The status of cosmological natural selection.
 
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La motivazione principale che ha spinto a formulare la selezione naturale cosmologica — motivazione che è all'origine anche di quasi tutte le versioni del principio antropico — è il cosiddetto problema della sintonizzazione fine (fine tuning); la constatazione, cioè, che i parametri fondamentali del modello standard delle particelle elementari e della cosmologia sembrano assumere valori numerici "molto particolari", nel senso che una loro anche piccolissima modifica distruggerebbe il delicatissimo equilibrio di processi che hanno portato alla formazione nell'universo di una grande quantità di stelle dalla vita molto lunga e ridurrebbe drasticamente l'enorme varietà chimica degli elementi che invece osserviamo — e che consideriamo fondamentale per lo sviluppo della vita così come la conosciamo.
L'obiezione più elementare al considerare questa circostanza come un problema da spiegare, e cioè che le costanti fondamentali sono quelle che sono e, proprio perchè costanti, non possono cambiare, viene notevolmente ridimensionata da una caratteristica che ha la teoria più accreditata per spiegare il modello standard a un livello più profondo: la cosiddetta teoria delle stringhe. Senza entrare nei dettagli, la teoria delle stringhe ha una forma del tutto generale in cui il modello standard e le sue costanti fondamentali discendono in maniera contingente, non necessaria, a seconda dello stato in cui si trova — concedetemi questa concisa terminologia tecnica da considerare come espressione evocativa — la geometria del background spazio-temporale. L'idea, dunque, è che le costanti fondamentali dell'universo avrebbero potuto davvero essere diverse (e magari lo sono, in remote regioni dell'universo); e quindi la domanda sul perchè, allora, abbiano assunto proprio questi valori e non altri, appare sotto una luce meno speculativa, meno, per così dire, metafisica, e può legittimamente aspirare a diventare, un giorno, parte integrante dell'ambito di indagine della fisica — esattamente com'è successo per la cosmologia stessa, entrata a buon diritto nei programmi di ricerca in fisica nella prima metà del secolo scorso dopo la scoperta della legge di Hubble, della radiazione cosmica di fondo, e delle prime stime sull'abbondanza cosmica degli elementi.
In questo contesto, dunque, appare più accettabile il ragionamento alla base di tutte le varie forme di principio antropico, le quali pretendono di giustificare a posteriori la "straordinarietà" dei particolari valori assunti dalle costanti del modello standard basandosi semplicemente sul fatto che, letteralmente, altrimenti non saremmo qui a discuterne. Ma la sterilità di tutte le varie forme di principio antropico sta nel fatto che esse si limitano a questa mera "giustificazione" del fine tuning, senza alcuna possibilità di fare alcuna previsione specifica che possa essere verificata o falsificata.
Su questo, invece, la selezione naturale cosmologica è profondamente diversa.
 
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Forti, dunque, delle possibilità teoriche offerte dalla teoria delle stringhe, consideriamo uno "spazio", un insieme astratto di diversi "modelli standard" così come sono ammessi dalla teoria. I presupposti essenziali di una qualsiasi teoria di selezione naturale cosmologica sono essenzialmente due, in stretta analogia con l'evoluzione nella biosfera. Da una parte deve esistere una "popolazione" di questi universi possibili, ciascuno con una sua probabilità più o meno elevata di "presentarsi" (l'equivalente di una popolazione di individui biologici sulla Terra). Dall'altra deve esistere un processo capace di generare un'evoluzione in quella popolazione di universi, un processo che coinvolga la "nascita" ed eventualmente la "morte" di questi universi, in modo tale che la distrubuzione della popolazione di universi possa cambiare nel tempo a seconda di quali universi nascano più frequentemente e quali meno.
Ma perchè da una teoria del genere si possano dedurre delle conseguenze falsificabili devono verificarsi ulteriori condizioni.
Innanzitutto il processo evolutivo deve condurre ad una popolazione di universi distribuita in maniera molto particolare, altamente non casuale, in modo da poterla riconoscere proprio sulla base delle sue caratteristiche. In particolare devono esserci delle quantità misurabili del nostro universo che risultano molto frequenti negli universi della popolazione a cui si giunge con il processo di evoluzione: in questo modo possiamo dire che il processo di evoluzione della nostra teoria spiega il valore di quella quantità che misuriamo nel nostro universo. Ma non basta: devono esserci delle altre quantità misurabili del nostro universo, ma che non sono ancora state misurate, che risultino anch'esse molto frequenti negli universi della popolazione a cui si giunge con il processo di evoluzione della nostra teoria: in questo modo possiamo dire che la nostra teoria prevede che il nostro universo presenti queste altre quantità misurabili.
Basta? No: per poter dire di essere davvero davanti a una possibile spiegazione del fine tuning, i meccanismi di questo processo di selezione devono essere estremamente sensibili a quelle caratteristiche peculiari (l'esistenza di una chimica complessa e di molte stelle a vita lunga) su cui le costanti del modello standard si sono così finemente sintonizzate.
Notate bene che queste ultime condizioni non fanno alcun riferimento ai dettagli della teoria delle stringhe che sta alla base della possibilità di avere diversi costanti per il modello standard, mentre fanno riferimento solo alle caratteristiche del modello standard che si intende spiegare. E questo è del tutto analogo al caso biologico, in cui è possibile fare previsioni verificabili senza conoscere alcunchè di genetica molecolare — anzi, storicamente è successo proprio così!
 
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Ebbene, la selezione naturale cosmologica non è nient'altro che un esempio — l'unico, al momento — di possibile meccanismo di selezione che soddisfa i criteri che abbiamo descritto. La sua enorme importanza, indipendentemente dal fatto che un giorno verrà o meno falsificata, sta proprio nel fatto che dimostra la possibilità di avere una spiegazione del fine tuning che fa previsioni falsificabili.
Ecco quali sono i suoi assunti e meccanismi di base.
La prima assunzione fondamentale è che il Mondo consiste in un insieme di universi come quello in cui viviamo, ciascuno caratterizzato da un particolare stato del background spazio-temporale della teoria di stringhe che descrive tutti gli universi possibili e dunque da particolari valori di quelle che chiamiamo costanti fondamentali del nostro modello standard.
L'altra assunzione fondamentale riguarda la creazione di nuovi universi. Questi nascerebbero come stato inziale di un Big Bang a partire dalle singolarità che si trovano al centro dei buchi neri presenti in altri universi. In particolare si assume che il meccanismo di generazione è tale per cui il nuovo universo avrà costanti fondamentali solo leggermente diverse da quelle dell'universo che contiene il buco nero che lo ha generato.
Già si delinea quale sarà la situazione a cui si arriva partendo da simili assunzioni. Poichè gli universi capaci di generare più buchi neri avranno generato più universi a sè simili, la popolazioni di universi a cui arriveremo in breve sarà costituita per la stragrande maggioranza proprio da quegli universi che sono capaci di generare più buchi neri.
Più rigorosamente, esiste quella che un biologo evoluzionista chiamerebbe la fitness function di ogni universo. Chiamiamo c la "configurazione" di un universo, i valori delle sue costanti fondamentali, e chiamiamo B(c) proprio il numero medio di buchi neri che un universo di tipo c produce nella sua vita. Si può allora dimostrare che, in condizioni del tutto generali, un meccanismo di generazione come quello che abbiamo descritto conduce in breve tempo ad una popolazione di universi in cui la stragrande maggioranza delle configurazioni c è vicina a un massimo locale di B(c).
Un universo scelto a caso in questa popolazione avrà dunque questa importante caratteristica: qualsiasi piccolo cambiamento nella sua configurazione c potrà solo lasciare B(c) invariato oppure diminuirlo. Assumendo quindi che il nostro universo sia scelto a caso, la previsione fondamentale della selezione naturale cosmologica è che non ci sia essenzialmente alcuna possibilità di aumentare il numero di buchi neri prodotti da nostro universo spostando qualche costante fondamentale del modello standard.
 
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Vediamo ora quali sono le conseguenze di questa previsione fondamentale, sia in termini di spiegazioni e sia in termini di previsioni che questo modello presuppone.
La selezione naturale cosmologica, se si dimostrasse corretta, spiegherebbe il fine tuning perchè la formazione di stelle di grande massa, necessarie per la formazione di buchi neri astronomici, si basa sulla chimica del carbonio, e per ben due motivi. Il primo è che il meccanismo principale di raffreddamento delle gigantesche nubi di gas dove si formano le stesse di grande massa è proprio l'emissione di radiazione da moto vibrazionale delle molecole di ossido di carbonio. Il secondo è che ghiaccio e polvere di carbonio costituiscono anche un'efficace schermo alla radiazione ultravioletta per queste nubi. La selezione naturale cosmologica, cioè, sarebbe in grado di spiegare come mai l'universo sembra così finemente sintonizzato sulla possibilità di esistenza delle stelle e della chimica del carbonio senza far alcun riferimento diretto all'esistenza della vita e all'uomo. E spiegherebbe anche altre particolari coincidenze come il fatto che la costante di Fermi abbia precisamente il valore giusto perchè funzioni il meccanismo delle supernovae.
Ma veniamo alle previsioni della selezione naturale cosmologica.
Una di queste riguarda un limite superiore per la massa delle stelle di neutroni. Non entreremo nei dettagli, ma il punto è che la massa delle stelle di neutroni è legata alla massa dei mesoni K e la presenza di stelle di neutroni molto pesanti sarebbe un'indicazione del fatto che, potendo variare la massa dei mesoni K, si formerebbero molti più buchi neri di quelli che si formano col valore che ha nel nostro universo. Al momento tutte le stelle di neutroni sembrano avere una massa inferiore a questo limite, ma basterebbe una singola osservazione di una stella di neutroni più pesante per falsificare la selezione naturale cosmologica.
Un'altra previsione è ancora più tecnica. Solo per citarla, riguarda alcune caratteristiche dei modelli di universo inflazionario, che devono soddisfare alcune particolari caratteristiche per non consentire, variando alcune costanti fondamentali, di aumentare la probabilità di formazione di buchi neri. Al momento, tutte le indicazioni indirette indicano che i modelli di universo inflazionario soddisfano le condizioni previste dalla selezione naturale cosmologica
Un'ulteriore previsione riguarda la formazione di stelle nelle fasi primordiali dell'universo. La selezione naturale cosmologica verrebbe infatti falsificata se ci fossero modalità di formazione di stelle diverse da quelle che osserviamo, che non si basassero ad esempio sulla chimica del carbonio. Ma in questo caso tali meccanismi sarebbero stati all'opera nelle fasi primordiali dell'universo, quando ancora carbonio e ossigeno non erano stati prodotti in grande quantità. E dunque in quelle fasi primordiali dovevano esserci molte supernove che potremmo osservare oggi guardando a grandi distanze (siccome la velocità della luce è finita, guardare a grandi distanze significa guardare a fasi passate della vita dell'universo). Finora le osservazioni non hanno indicazioni in questo senso.
 
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Al momento, dunque, la teoria della selezione naturale cosmologica non è stata ancora falsificata dalle osservazioni sperimentali. Ma l'importanza di questo modello rimarrebbe anche nell'eventualità che in futuro questo dovesse succedere. Essa ha fornito il primo esempio concreto di teoria capace di affrontare in problema del fine tuning in cosmologia in modo tale da fornire previsioni falsificabili e senza invocare alcun principio antropico.

17 comments:

Marco F said...

C'è qualcosa che non mi torna. Ho capito come nascono gli universi e perché alcune variabili sono indispensabili perché nascano universi di un certo tipo. Quello che mi manca è proprio il processo di selezione. Mi sembra di capire infatti che l'unica ragione per cui ci sono più universi ricchi di carbonio è perché sono anche quelli che generano più buchi neri e quindi altri universi. Ma un momento cruciale dell'evoluzione darwiniana è proprio la selezione; in questo caso, chi selezione cosa? O la funzione di fitness è data solo e soltanto dalla "velocità" di riproduzione? Non ci sono cioè limiti malthusiani alla popolazione e quindi non c'è una vera "selezione". In questo caso manca un pezzetto del processo (diciamo a grandi linee la "lotta per la vita") perché il tutto possa essere definita un'omologia piuttosto che solo un'analogia. Inoltre non c'è nessuna riproduzione sessuale con conseguente mixing degli elementi genetici; sarebbe come seguire una popolazione di una specie partenogenetica, diciamo una popolazione di afidi (afidesse) in estate.
Insomma, si tratterebbe di selezione naturale tra universi per la capacità riproduttiva, non di una lotta per le risorse. O no?

hronir said...

Sì, le osservazioni che fai sono del tutto corrette.

Diciamo che si tratta di un modello di selezione estremamente semplice (del resto, da questo punto di vista, la fisica è sempre stata molto più "semplice" della biologia).

Provo però a girare la frittata e suggerire un punto di vista opposto: è l'evoluzione biologica ad essere molto complessa per la molteplicità di fattori che intervengono a modellare lo "scenario" a cui le popolazioni devono adattarsi. Immaginiamo, ad esempio, le precocissime fasi della selezione naturale sulla Terra, quando ancora gli attori non erano nemmeno "vivi". Possiamo immaginare che, nonappena comparvero le prime molecole capaci di riprodursi, la disponibilità di "mattoni elementari" e di energia fosse abbondante (il meccanismo riproduttivo, per ipotesi, era appena nato e nessuno l'aveva ancora sfruttato "selvaggiamente") e dunque la distribuzione di molecole presenti nel brodo primordiale fosse di fatto una funzione semplice di un'unica variabile di fitness legata essenzialmente all'efficienza della riproduzione. Poi hanno cominciato a subentrare complicazioni: saturazione delle risorse e dunque competizione reciproca e poi su, su, fino alla simbiosi, il parassitismo, la riproduzione sessuata e via via tutte le altre complicatissime dinamiche di interazione reciproca fra specie. Hanno cominciato, cioè, ad entrare in gioco fattori solo indirettamente legati alla replicazione, e la cosa è esplosa in una complessità tale da dare origine alla straordinaria varietà di nicchie ecologiche che osserviamo nella biosfera (questo mi ricorda una delle obiezioni alla selezione naturale di Darwin: ma perchè, se lo "scopo finale" è la riproduzione, non siamo rimasti tutti dei batteri, che si riproducono molto molto molto molto più di noi? ma non sto a raccontarti una risposta che conosci meglio di me). Insomma, per tornare alla selezione naturale cosmologica, possiamo pensarla come una "versione minimale" di meccanismo darwiniano. E del resto credo sia proprio per questa sua semplicità che sia stato possibile fare alcune conti elementari (la distribuzione di universi piccata su massimi locali del numero medio di buchi neri generati) capaci di portare a predizioni precise e dunque falsificabili. Non che l'evoluzione darwiniana non faccia predizioni falsificabili, ma non può farne di "globali" a livello di biosfera proprio per l'estrema complessità dei meccanismi in gioco che influiscono sulla capacità di sopravvivenza delle specie.

PS
C'è un altro punto, più tecnico, che forse può risultare "oscuro" nella selezione naturale cosmologica, ed è il fatto che la popolazione di universi non evolve "nel tempo", dal momento che il tempo è una caratteristica di ciascun universo. Si può immaginare semplicemente che la popolazione di universi "esista" in maniera atemporale e che il meccanismo di selezione corrisponda semplicemente ad una "condizione di consistenza" per cui la popolazione di universi deve essere tale da soddisfare il vincolo che ogni universo deve avere un buco nero d'origine in un altro universo di quella stessa popolazione. Ma, come dicevo, è un "dettaglio tecnico".

Marco F said...

Come pensavo. C'è un altro fatto che non hai toccato, e su cui mi piacerebbe avere una risposta. Le generazioni di universi sono essenzialmente partenogenetiche, perché non c'è nessun tipo di scambio genico tra l'uno e l'altro. È corretto? Perché se è così è un'altra differenza con il meccanismo dei viventi, in cui il sesso, inteso in senso molto lato come scambio di materiale genetico anche senza riproduzione (i batteri per esempio fanno safe sex, si scambiano i geni ma non hanno il pericolo che gli nasca un batterino da mantenere) è una parte fondamentale, e potrei dire un acceleratore, del processo evolutivo.

hronir said...

Sì, confermo: nel modello si suppone una generazione "asessuata" con una variabilità generata da un meccanismo di "ereditarietà" non perfetto ma con variazioni "piccole".
Vorrei sottolineare, comunque, che il meccanismo di generazione non è descritto in dettaglio nella teoria: vengono ipotizzate alcune sue caratteristiche e ne vengono dedotte le conseguenze in termini di distribuzione nella popolazione di universi. Un po' come parlare di evoluzione senza saper nulla di genetica o di ereditarietà. Quindi la risposta, propriamente, non è "la generazione di universi è partenogenica", ma "è stata considerata come ipotesi una generazione di universi partenogenica".

Pignoleria.

Non avevo risposto in modo specifico sul sesso perchè lo consideravo una delle "complicazioni" della vita sulla Terra... :)

fabristol said...

Oddio sesso tra universi! La vita nasce dal loro orgasmo?!? :D

hronir said...

Eh, Fabristol, gli psichiatri erano arrivati all'orgasmo cosmico molto prima dei fisici!

hronir said...

Continuo a ripensare, Marco F, alle tue domande sulla riproduzione sessuata, anche perchè ho letto questa tua domanda anche in un altro contesto.
Perchè consideri così importante la riproduzione sessuata? Cioè, sì, lo so, è chiaro che il suo ingresso nella biosfera ha determinato una svolta molto drastica per i futuri sviluppi evolutivi della vita sulla Terra. Ma, strettamente parlando, si tratta comunque "solo" di un (ulteriore) meccanismo di generazione di variazioni nelle popolazioni. E ci ho ripensato anche dopo aver letto questo commento in cui si fa notare che, soprattutto all'inizio, l'evoluzione era davvero "un casino", con trasmissione genica anche in senso "orizzontale".

Cos'è che hai in mente ogni volta che sottolinei la peculiarità della riproduzione sessuata nell'evoluzione darwiniana?

(chissà se ripassi ancora da queste parti a leggere i commenti...)

Marco F said...

Certo che ripasso ogni tanto, ma se metti i rimandi in corpo 1,5 magari non li vedo 8-)
Allora, specie nelle forme più complesse, la riproduzione sessuale è la forma più diffusa di ricombinazione genica e di generazione di combinazioni nuove. Le popolazioni partenogenetiche (come gli universi di Smolin) per "avanzare" nel senso evolutivo hanno bisogno di mutazioni sequenziali aggiuntive, cioè di averne una successiva senza perdere quelle precedenti. Un processo del genere non può generare variazione a una velocità sufficiente da superare i parassiti (per esempio) e infatti le stirpi partenogenetiche o asessuali sono molto poche o poco longeve (fanno eccezioni i rotiferi Bdelloidei, ma queste bestie hanno trucchi a non finire).
È vero che la trasmissione orizzontale di Dna all'inizio della vita era molto diffusa, come lo è ancora adesso tra i batteri, ma l'unione di scambio di geni e di riproduzione - una scoperta relativamente tarda, che io sappia - ha portato a tutta la varietà morfologica che abbiamo di fronte, e soprattutto alla spiegazione darwiniana dell'ambaradan (termine tecnico). In fondo, solo con la riproduzione sessuale ci si è staccati da una piatta uniformità morfologica (non metabolica, quella era ed è altissima tra i batteri), per avere le specie come le conosciamo noi. E per avere anche noi, per altro...

hronir said...

Ok, quindi il punto è che, sì, è "solo" un meccanismo di generazione di variazione... ma che meccanismo!

Marco F said...

Exactly, my dear. Ed è quello che mi fa pensare, come ho detto anche a Daniela, che molti utilizzi dell'evoluzione naturale come meccanismo di spiegazione di qualcosa siano surrettizi e più che altro deboli analogie. Se non c'è la ricombinazione, per esempio, cade abbastanza del meccanismo darwiniano

Marco F

hronir said...

Eh, no, se insisti... allora insisto anch'io.
Il meccanismo darwiniano, "strettamente parlando" non specifica quale debba essere il meccanismo di "produzione di variabilità", l'importante è che ce ne sia almeno uno (certo, in questo modo non fa nemmeno previsioni su quali possano essere i "tempi" e i risultati, in termini di (bio)diversità).
Voglio dire: anche nel caso di Daniela, come nel caso di Smolin, si prova a descrivere un processo di "selezione" come spiegazione di certi dati "sperimentali". Chiaramente la "biodiversità" di cellule neurali o di cloni anticorpali non è la stessa della biosfera (idem per quella "puramente teorica" di universi).
Insomma, insisto: il sesso è un "signor" meccanismo di variabilità... ma non rappresenta l'essenza del darwinismo.
No?

Marco F said...

Ieri sera il tuo maledetto blog mi ha mangiato un commento intelligentissimo 8-)
Comunque, quello che volevo dire è che hai ragione tu dal punto di vista formale (e darwiniano nel senso di Darwin come persona). C'è bisogno di un meccanismo di generazione di variabilità, e questo può anche non essere il sesso. Ma dal punto di vista sostanziale, se questo meccanismo NON è il sesso (e per sesso si intende anche soltanto lo scambio di geni da parte di qualsiasi individuo con un altro, non necessariamente collegato alla riproduzione - i batteri fanno così) la velocità di generazione della variabilità è (molto?) bassa, basata com'è solo sulle mutazioni e le duplicazioni di pezzi di cromosoma. Poi, l'essenza del darwinismo secondo me non esiste, trattandosi di un meccanismo a più stadi, ognuno dei quali indispensabile per l'intero processo. Anche solo descent with modification non è proprio tutto, perché manca la selezione naturale (per non parlare di quella sessuale, del drift e dello species sorting - si, sono un gouldiano 8-))

hronir said...

Capita anche a me con blogger... (forse è il caso che togla i commenti "in calce" e ritorni alla pagina separata che è molto brutta ma forse è più "solida"...)
Ma tornando a bomba, mi stai ancora dando ragione. Come puoi infatti paragonare i tempi di generazione di variabilità per situazioni molto diverse come la speciazione, da una parte, e dall'altra le popolazioni di neuroni, di anticorpi... e persino di universi?
Insomma, proprio in quanto gouldiano, concorderemo sul fatto che sì, il sesso la fa di gran lunga da padrone, quanto a variabilità, ma è non rappresenta tutta la storia.
E sì, sono anch'io gouldiano... NOMa escluso :)

Marco F said...

Si certo, da alcuni punti di vista ti do ragione. Ma, al di là del sesso, dò ragione anche a me (e lo fai anche tu) quando dico che fenomeni diversi come la speciazione, gli universi smoliniani e la selezione neurale non sono proprio confrontabili punto per punto. In fondo non sono io che paragono i tempi o i modi dell'evoluzione tra enti tanto diversi come gli universi, i neuroni o le specie, ma i proponenti delle varie ipotesi. Insomma, io dico che l'intero meccanismo darwiniano va bene per l'origine delle specie, ma non proprio, o non del tutto, nell'origine degli universi, o dei neuroni, "migliori". E che il tutto mi sembra in parte forzato.
Quanto al Noma, proprio l'altro giorno, leggendo un libretto curioso e interessante, anche se non perfetto (Compagno Darwin, di N. Nosengo e D. Cipolloni, Sironi) mi dicevo che Gould è stato proprio ingenuo, un aggettivo che non si attaglia molto all'evoluzionista scomparso. Ingenuo nel senso che non poteva proprio pensare che la chiesa non si ingerisse nelle faccende umane, scienza compresa, anzi soprattutto. In fondo mi pare di capire che la scienza è l'unica intrapresa umana che abbia una visione del mondo in cui la divinità non ha spazio (Je n'avais pas besoin de cette hypothèse-là). E questo la chiesa non può proprio sopportarlo. Non mi sembra un pensiero particolarmente originale, però (il mio, dico).

hronir said...

Uff... ho perso anch'io il mio lungo commento... :(((
Vediamo se riesco a riscriverlo.

Dicevo che no, nemmeno "i proponenti delle varie ipotesi" pretendono di paragonare i tempi di speciazione con quelli di evoluzione di una popolazione di neuroni... nè tantomeno con i non-tempi delle popolazioni di universi. Il senso del paragone è chiaro: sono semplicemente degli altri casi in cui ci sono enti che si presentano in popolazioni con meccanismi capaci di generare variazione e su questa variazione agisce un meccanismo di selezione. Portare oltre l'analogia (lì manca un meccanismo di generazione di variazioni che invece là c'è) non è negli scopi dichiarati dell'analogia. E' poi questione di gusto se sia il caso di usare il termine "darwiniano" anche a questo livello "minimale" di meccanismo evolutivo. E mi pare che noi si diverga solo a questo livello (per quanto, poi, non è che io frema per usare ovunque il termine "darwiniano"... mi chiedevo solo se fossero "soltanto" queste le tue obiezioni...).

Quanto a Gould, come spiegavo fin troppo approfonditamente qui, sono dell'opinione che la sua non sia stata solo un'ingenuità "sociologica" ma financo "ontologica". Secondo me non è tanto questione se sia ingenuo pensare che un'istituzione umana come la Chiesa possa tenersi a debita distanza da una comunità umana come quella degli scienziati, quanto proprio che è ingenuo pensare che il "magistero" delle religioni, del trascendente, possa considerarsi indipendente dal campo d'indagine della scienza.

Giorgio said...

Volevo segnalare la seguente critica, che mi sembra alquanto sostanziale: http://arxiv.org/abs/hep-th/0610051

Ricordo anche che tutte le grandi teorie astrofisiche contengono un certo grado di verita': la teoria della gravitazione universale di Newton "funziona" ancora, seppure la teoria della relativita' sia migliore, ma non perfetta, non considerando gli effetti della gravita' quantistica ma e' risaputo che Einstein non amasse la meccanica quantistica. La teoria delle stringhe e' ancora ad uno stadio primitivo, ma forse sara' un passo avanti verso la verita'. Magari anche Smolin ha ragione... ma solo un po'...

hronir said...

Ciao Giorgio,
se noti le date, l'articolo che citi è di un paio di mesi prima dell'articolo di Smolin da cui ho preso spunto per questo post. In effetti se leggi l'articolo di Smolin noterai che si tratta precisamente di una (contro)risposta all'articolo di Vilenkin che citi.
Non ne ho parlato nel mio post perchè mi sembrava di scendere troppo nello specifico e del resto l'importanza di questa teoria di Smolin, al di là del fatto che possa un giorno essere falsificata, sta in gran parte nel costituire il primo esempio di teoria capace di affrontare il problema del fine tuning in maniera, appunto, falsificabile e senza far ricorso esplicitamente ad un principio antropico.