07 July 2009

altro giro?

Ah, questi dannati post da scrivere in fretta e furia che poi scadono... :(
Questa volta la scadenza è l'11 luglio e il da farsi non è leggere uno shared-item o ascoltarsi un podcast, ma nientepopodimenochè iscriversi al Partito Democratico:
 
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E' ARRIVATO IL MOMENTO. SIAMO IN MOLTI, MOLTISSIMI
Sogniamo un'Italia diversa,
crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti, vogliamo liberare le energie migliori di questo paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee.
IO CI SONO. E VOI?
Leggi l'intervista su la Repubblica.
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Epperchémmai?
Ah, non chiedetelo certo a me, non so niente: non so perchè bisognerebbe farlo entro l'11 luglio e soprattutto non so perchè, davvero, bisognerebbe farlo.
Ogni volta sbuca fuori questa storia della nuova possibilità, della nuova occasione da non perdere, del questa è la volta buona. E ogni volta finisce sempre che il PD si riveste da pesce pilota del PDL. Ed io sinceramente sono un po' stanco, perdonate la volgarità, di essere preso per i fondelli.
Però questa volta ne parlano in tanti e ben referenziati: Chiara, Corrado, Marco, anche Andrea nei suoi shared-item... (cfr. anche l'UAAR).
Da quel che ho capito, si tratterebbe di iscriversi al partito per poter votare all'elezione del segretario, prima ancora di pensare alle (eventuali) primarie, per poter dar peso ad una figura non governata, perdonate il neologismo, dalle solite logiche di partito. Prima di sentir parlare di Ignazio Marino, pensavo a Bersani ma, come ha detto Marco togliendomi le parole di bocca la gente che oggi sta dietro alla sua candidatura non mi piace mica tanto: manco a dirlo, sono proprio quelli che dieci anni fa, quando era ministro, lo contestavano per le sue politiche troppo liberali!
 
Non so, ma ci sto pensando su. Epperò devo sbrigarmi a decidere.
 
Per iscriversi al PD basta presentarsi con un documento al circolo più vicino al luogo in cui abiti. Una volta iscritto invia un'email all'indirizzo ignazio.marino@gmail.com.

28 June 2009

To Do List

Post àla tomate,ma più prosaico, perchè questa lista è un desiderata dannatamente reale,se solo riuscissi a trovare un po' ditempo...
  • Quine — ce ne sarebbero un sacco, di post, da scrivere, ma mi sarebbe piaciuto almeno chiarire la questione dell'olismo epistemologico. Sembrerebbe la cosa più facile da spiegare, visto che la tesi di Duhem-Quine si intuisce e si accetta abbastanza facilmente. Ma l'olismo di Quine è più estremo: l'indeterminatezza della traduzione è differente dalla (e per certi versi più destabilizzante della) sottodeterminazione della scienza di Duhem.
  • Meccanica Quantistica
    • Zurek — mi ero stampato l'articolo di Schlosshauer, me l'ero letto e mi ero appuntato un sacco di considerazioni interessantissime, intelligentissime e molto, molto argute. Ma quando ieri l'ho riaperto ho visto che i segni a matita erano criptici e anche un po' sbiaditi. E non mi ricordavo più nulla. :(
      Però almeno ho fatto una scoperta originalissima: scrivere appunti a margine non è una buona strategia...
    • Equivalence Postulate (of Quantum Mechanics) — mi ero stampato l'articolo di Faraggi e Matone, me l'ero letto e no, in questo caso non avevo prodotto pensieri molto interessanti. Ma qualche domanda per tomate, quelle sì che ce le avevo. Ma ho dimenticato anche quelle :(
  • Politica
    • Gossip
  • Papa
    • Simonia
    • Sepolcri imbiancati
    • Martin Lutero Blissett Q
  • KDE4 — forse sta arrivando il momento in cui potrò installare KDE4 anche sul portatile:
Approfitto poi di questo post per segnalare, perchi non l'avesse notato fra imiei shareditem,il videodel talk di StefanoQuintarelli: Dalmondo fisico al mondo immateriale. Solito stile Quintarelli:minima magniloquenza, massimo contenuto, analisi acuta e visioniemozionanti.

17 June 2009

Referendum Elettorale 2009

Come dice Edo, essere dei cittadini coscienziosi e’ un lavoraccio! Ma per fortuna il nostro podcast preferito — sì, proprio lui, Siee Giuee Accaso — lavora per noi, e in quest'ultima puntata ci aiuta a capire i quesiti referendari e le loro implicazioni parlando con il nostro avvocato preferito, Luana, e con un ospite eccezionale: il presidente del comitato promotore del referendum elettorale, Giovanni Guzzetta.
Io devo ancora trovare il tempo di ascoltare il podcast: lo farò certamente entro la data delle votazioni, ma non potevo mica aspettare troppo a scrivere questo post...!

02 June 2009

Una segnalazione in particolare

Tante cose di cui voler parlare, troppo poco tempo a disposizione. Come al solito.
Post zibaldone di passaggio, dunque, giusto per segnalare:
  • che cominciano ad essere disponibili in traduzione italiana alcuni video Ideas worth spreading del TED (via .mau.); ma ancora non hanno tradotto il bellissimo video di Larry Lessig on law that is strangling creativity, che avevo segnalato un anno e mezzo fa;
  • che in Italia non basterebbe nemmeno la libertà di stampa: un assist perfetto, un'occasione ghiottissima offerta su un piatto d'argento: Gino Flaminio non è incensurato? è addirittura stato condannato? Non c'era che l'imbarazzo della scelta e finalmente avremmo avuto la possibilità di sentire per la prima volta in televisione o sui giornali che, chessò, Dell'Utri o Previti sono stati condannati; ma la sinistra non vuole apparire forcaiola e dipietrista, e i giornalisti da tempo si sono fatti semplici microfoni e telecamere, senza cervello;
  • che Travaglio sta per uscire con un nuovo giornale, Il Fatto, che non chiederà finanziamenti pubblici; ho chiesto info su modalità e costi dell'abbonamento, sono ancora in attesa di risposta;
  • che Google e il suo strapotere fanno quasi paura. Soprattutto perché finora si sta comportando benissimo, forse fin troppo: fa da traino con moltissimi servizi e applicazioni web semplicemente fantastiche, si prodiga per la neutralità della rete, per l'open source, e da qualche tempo è scesa in campo anche nel mondo della telefonia mobile, regno incontrastato dell'oligopolio a danno degli utenti. Quanto potrà durare?
  • che il fondamentalismo religioso in Italia non è relegato solo alle alte sfere dei principi porporati, ma arriva a colpire il singolo in maniera isterica e pesante, sospendendo dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due mesi un professore di matematica e fisica per aver condotto un'indagine nelle proprie classi sulle preferenze fra ora di religione e materia alternativa (via mantellini);
  • che mi sono iscritto ai feed del blog di Internazionale (via mantellini);
  • che ho scoperto solo ora che su Ulisse della SISSA risponde (oltre al sottoscritto; lo so, il paragone è eccessivo) anche nientepopodimenochè Carlo Rovelli (sì, proprio quel Carlo Rovelli).
 
Ma soprattutto per segnalare questo video di una "lezione" di Luca Telese (via aghost). Anch'io non avevo una somma opinione di Telese (mi è capitato di vedere stralci del suo Tetris, ma non ne sono rimasto particolarmente colpito: è vero, è stato forse l'unico a mostrare in televisione Piero Ricca, ma è anche vero che ha Paolo Guzzanti come opinionista ospite fisso, che ti fa venir voglia di spegnere subito appena apre bocca...) e certamente non è che ora sia diventato il mio idolo. Ma davvero questa sua Come non si diventa giornalisti merita, tantissimo, soprattutto per i "giovani" come me (dal punto di vista storico-politico mi sento molto più giovane della mia età anagrafica...), ma non solo.
Sì, è lunga, dura un'ora intera: io per primo tendo a rinunciare in partenza se mi tocca fermarmi e restare davanti al computer, immobile, a guardare per più di pochi minuti. Ma in questo caso fate eccezione: trovate un po' di tempo, ritagliatevi quest'oretta, magari la sera, e godetevelo come un breve dopocena.
Amaro, ma gustoso.

21 May 2009

W|A versus oltre Google

Ancora di passaggio, solo per fornire un esempio concreto di cosa si può fare con WolframAlpha che non si può fare (con la stessa facilità) con Google.

20 May 2009

Stephen Jay Gould

Un passaggio veloce, giusto il tempo per unirmi anch'io, con Marco, al ricordo di un grande: Stephen Jay Gould.
Lo conobbi per la prima volta con Questa idea della vita, ma conservo per sempre ricordi specifici per quasi tutti gli innumerevoli saggi che ho avuto modo di leggere, ciascuno frutto succoso capace di estasiarti parola dopo parola con un inconfondibile sintesi di intelligenza e stupore, con quella sua capacità di andare a fondo e di darti allo stesso tempo un respiro di grande vastità.
Marco mi perdonerà se gli rubo le parole per descrivere precisamente la sua stessa riverenza nei confronti di Gould. Se gli rubo le parole per ricordare la sua prosa quasi mantrica, la sua abitudine a scavare le motivazioni più profonde, soprattutto storicizzando ogni vita e ogni pensiero e per rimanere come lui compiaciuto che dai suoi articoli sono nati blog, libri, ragionamenti e ipotesi-teorie; alla faccia della divulgazione che non serve a niente.
Come Marco, oggi metto anch'io da parte qualche personale divergenza di opinioni, incapace comunque di intaccare anche solo minimamente la singolare venerazione che nutro nei suoi confronti.

18 May 2009

W|A, CyC e Quine

Sorta di Trackback a questo post su Moto browniano.
 
Avevo letto di Wolfram|Alpha su Punto-Informatico, ma, a sentir quel che si diceva allora, sembrava solo l'ennesimo tentativo di rifare google e, lo confesso, gli avevo dato pochissima importanza.
Che se non me l'avesse suggerito Federico, non sarei nemmeno andato a provarlo.
E invece.
Sono rimasto davvero impressionato.
Sì, ok, al momento non è ancora onniscente, e se gli chiedete il codice swift della vostra banca, rimarrà interdetto. E comunque non è con Google che bisogna fare i confronti.
Intendiamoci, non sono qui a scommettere che sarà un successo. Dico solo, anch'io, che sembra un esperimento di grande interesse, da tenere d'occhio. Certo, se si pensa ai suoi obiettivi più ambiziosi, le difficoltà sono chiaramente enormi: sono le difficoltà del web semantico e dell'intelligenza artificiale.
Non conoscevo Cyc, ma un'occhiata al suo funzionamento lascia più di un dubbio sulle sue reali possibilità di successo, soprattutto se pensato davvero con l'intento di riprodurre l'intelligenza umana, e soprattutto per noi quineiani, che consideriamo ingenua l'idea che esista un'ontologia distinta dal linguaggio e su cui quest'ultimo poggerebbe le sue fondamenta referenziali.
Ma, come dice Federico, W|A potrebbe benissimo avere un grande successo anche senza raggiungere il traguardo estremo di una vera IA. E del resto, un'idea di questo successo, pur nel limitato dominio delle scienze dure o comunque in quei domini in cui esistono dati che possono esser forniti in pasto agli algoritmi, possiamo già farcela, adesso.

17 May 2009

Konsole 2.2 e KDE 4.2

Lavoro nuovo, ufficio nuovo, computer nuovo, kubuntu nuova: Jaunty Jackalope. Sono passati sei mesi, KDE4 è cresciuto, senza dubbio (nel senso che all'inizio era davvero inutilizzabile!), ma ci sono ancora molte cose da sistemare. E non si tratta solo di aspetti marginali: qui c'è Konsole che manca di funzionalità basilari che minano pesantemente l'usabilità.
Una per tutte, l'impossibilità di poter configurare in alcun modo le dimensioni della finestra all'avvio di ogni sessione. C'era, semplicissima, l'opzione --geometry, ma viene semplicemente ignorata. Invece ogni nuova Konsole si apre con le dimensioni che (h)a(veva) la finestra di Konsole che per ultima è stata ridimensionata. Un disastro.
Ho sperato che compiz (ebbene sì, uso ancora compiz come compositing window manager) potesse venirmi in aiuto col suo Size rules in Window Rules, ma è possibile solo fissare le dimensioni di certe finestre in maniera "permanente", non solo all'avvio, col risultato che se si prova poi, durante l'utilizzo di Konsole, a ridimensionare la finestra, questa ritornerà ineluttabilmente, di lì a poco, in un tempo apparentemente casuale, alle dimensioni fissate con compiz.
Un'altra grave pecca, di cui però — attenzione, segue spoiler! — sono riuscito a venire a capo, è quella per cui non è possibile disattivare le impostazioni sul flow control via Ctrl+S/Ctr+Q (cfr. screenshot qui di lato). Il risultato è che ogni volta che siete corsi troppo in fretta nella backward history search con Ctrl+R e volete invertire la direzione con Ctrl+S (forward history search), vi ritrovate con la shell bloccata. Per non parlare di emacs -nw, in cui sarete costretti a digitare esplicitamente nel minibuffer tutti quei comandi che hanno un Ctrl+S nella sequenza di shortcut (non solo il forward history search, dunque, ma anche l'altrettanto usato save-buffer...!)
Per fortuna almeno per questo problema del flow control sono riuscito a trovare una soluzione. Nonostante la cosa possa apparire strana (e infatti non ho capito bene come possa un'opzione di shell modificare un comportamento di Konsole, dal momento che mi figuro il secondo come un semplice wrapper della prima) è sufficiente disattivare l'attributo ixon di xterm con stty. Che tradotto significa che basta aggiungere nel .bashrc la riga
stty -ixon
Ad ogni modo, a parte questi disagi comunque abbastanza gravi, KDE4 comincia ad essere usabile. Sul laptop continuo a mantenere la vecchia e gloriosa Hardy Heron con KDE3.5, ma in ufficio sto appunto usando la 9.04. Continuo a trovare completamente inutile tutto l'ambaradan della widget dashboard (sono affezionato al mio conky che per fortuna, in un modo comunque abbastanza rattoppato — una per tutte, le finestre di conky non restano appiccicate sul desktop quando eseguo uno show desktop per ridurre tutte le finestre ad icona... e la cosa è particolarmente seccante! — riesco ad usare anche con KDE4) e mi capita spesso di non trovare l'opzione per settare qualcosa.
Ma insomma, in qualche modo, mi arrangio.

11 May 2009

Deficit attentivo in filosofia: Cacciari contro Quine

Con un po' di ritardo, alla fine ho trovato il tempo per ascoltarmi la registrazione della puntata di Uomini e profeti di Radio 3 con l'intervento di Massimo Cacciari, segnalata da ToMaTe ormai qualche tempo fa.
Il deficit del titolo di questo post si riferisce a questo commento, sempre di ToMaTe, e, istintivamente, matura grossomodo nella prima metà della trasmissione, in cui il filosofo sindaco di Venezia ci rende edotti su questioni di incontri/scontri di civiltà, di culture, di elementi non-ordinabili. Matura istintivamente proprio in contrapposizione a quel commento sul mio blog, in contrapposizione alla filosofia di Quine. Per me, infatti, sono queste riflessioni generali sull'Uomo Europeo, sull'Occidente, la Storia, la Crisi dei Vincitori, che mettono a dura prova le mie capacità di concentrazione.
Intendiamoci, non ho nulla contro Cacciari, anzi, lo considero un filosofo di grandissimo spessore, mille miglia sopra, chessò, tanto per dire il primo che mi passa per la testa, Giovanni Reale. Cacciari ha sempre attirato la mia curiosità, e la seconda parte della trasmissione lo conferma in pieno, quando espone con incredibile lucidità l'insanabile contraddizione tra religiosità e secolarizzazione, tra culto e laicità, muovendo da una prospettiva teologica, storica e socio/politica che fa da contr'altare perfetto alle mie solite argomentazioni di stampo più squisitamente empirico/epistemologico.
E, lungi da me, non voglio nemmeno sostenere che sia io, nei miei post, ad essere più convincente ed accattivante di Cacciari. Nè che Quine sia di facile comprensione e che dunque siano ingiustificate le esitazioni di ToMaTe.
La differenza che vorrei sottolineare, invece, riguarda direttamente i temi trattati, che seppure chiamansi entrambi filosofia, non potrebbero, ai miei occhi, essere cose più diverse e distanti.
La filosofia di cui si occupa Quine è più "scientifica", più "fisica" rispetto a quella di Cacciari (e per questo mi assumo personalmente tutta la colpa di non riuscire ad affascinare a Quine un fisico come ToMaTe). Quando Quine discute quel che c'è e quel che non c'è (ontologia), quando discute su come si costruisce il processo di conoscenza (gnoseologia), quando discute sul dove sta, se sta, il confine fra fatti e convenzioni, è fondamentalmente molto vicino nello spirito a quell'Einstein che traccia la distinzione fra coordinate, tetradi e connessioni, da una parte, e, dall'altra, le proprietà geometriche degli oggetti fisici che con quelle coordinate, tetradi e connessioni cerchiamo di descrivere (e torniamo alla tesi, che condivido appieno, sulla morale "anti-relativista" della Relatività).
Per questo sono profondamente convinto che conoscere il pensiero di Quine, essere passati almeno una volta attraverso la sua devastante tempesta ed essere riemersi con lui, ancora vivi, rappresenti un'integrazione notevole del bagaglio culturale (nel senso più alto del termine) di uno scienziato, piuttosto che un semplice complemento "umanistico" (nel senso più ridotto del termine) alla sua cultura generale.
 
Non sono molto d'accordo con ToMaTe, invece, sull'adesione al Cacciari conclusivo che parla dell'impossibilità di una scienza unitaria, di un'unica legge e dell'ineluttabilità di una pluralità di leggi: secondo me la natura è una sola, e se ancora non riusciamo ad unificare le nostre visioni è solo per difficoltà tecniche contingenti.
Anche la storia dell'atlante di mappe privo di un'unica mappa globale, come metafora di un'essenziale frammentarietà del reale, non mi convince: le mappe si raccordano bene, localmente, l'un l'altra, ad indicare la perfetta consistenza delle singole descrizioni in un'unica varietà coerente, che semplicemente non può essere "appiattita" uniformemente.
L'irriducibilità è tutt'altra cosa. Come spiegava bene, in un contesto molto di verso, J. S. Bell a proposito dell'idea di Bohr di complementarietà.

07 May 2009

Dubitare di tutto o credere a tutto

Douter de tout ou tout croire, ce sont deux solutions également commodes, qui l'une et l'autre nous dispensent de réfléchir.
(Henri Poincaré, La science et l'hypothèse)
 
Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispesano entrambe dal riflettere.
 

05 May 2009

Complementarietà, Contraddizioni, Bell e Bohr

Bohr elaborò una filosofia di quello che sta dietro le ricette della teoria [della Meccanica Quantistica, ndh]. Anziché essere disturbato dall’ambiguità di principio, egli sembra trovarci ragioni di soddisfazione. Egli sembra gioire della contraddizione, per esempio, tra onda e particella che emerge in ogni tentativo di superare una posizione pragmatica nei confronti della teoria. [...] Non allo scopo di risolvere queste contraddizioni e ambiguità, ma nel tentativo di farcele accettare egli formulò una filosofia, che chiamò complementarietà. Pensava che la complementarietà fosse importante non solo per la fisica, ma per tutta la conoscenza umana. Il suo immenso prestigio ha portato quasi tutti i testi di meccanica quantistica a menzionare la complementarietà, ma di solito in poche righe. Nasce quasi il sospetto che gli autori non capiscano abbastanza la filosofia di Bohr per trovarla utile. Einstein stesso incontrò grandi difficoltà nel cogliere con chiarezza il senso di Bohr. Quale speranza resta allora per tutti noi?
Io posso dire molto poco circa la complementarietà, ma una cosa la voglio dire. Mi sembra che Bohr usi questo termine in senso opposto a quello usuale. Consideriamo per esempio un elefante. Dal davanti esso ci appare come una testa, il tronco e due gambe. Dal dietro esso è un sedere, una coda e due gambe. Dai lati appare diverso e dall’alto e dal basso ancora diverso. Queste varie visioni parziali risultano complementari nel senso usuale del termine. Si completano una con l’altra, risultano mutuamente consistenti, e tutte assieme sono incluse nel concetto unificante di “elefante”. Ho l’impressione che assumere che Bohr usasse il termine complementare in questo senso usuale sarebbe stato considerato da lui stesso come un non aver colto il punto e aver banalizzato il suo pensiero. Lui sembra piuttosto insistere sul fatto che, nelle nostre analisi, si debbano usare elementi che si contraddicono l’un l’altro, che non si sommano o non derivano da un tutto. Con l’espressione complementarietà egli intendeva, mi pare, l’opposto: contraddittorietà. Sembra che Bohr amasse aforismi del tipo: l’opposto di una profonda verità rappresenta anch’esso una profonda verità; la verità e la chiarezza sono complementari. Forse egli trovava una particolare soddisfazione nell’usare una parola familiare a tutti attribuendogli un significato opposto a quello usuale. La concezione basata sulla Complementarietà è una di quelle che io chiamerei le visioni romantiche del mondo ispirate dalla teoria quantistica.
John Stewart Bell
(citato da Gian Carlo Ghirardi in Un'occhiata alle carte di Dio)

03 May 2009

/tmp in RAM

Usate spesso lo stand-by (suspend-to-ram) e/o l'ibernazione (suspend-to-disk)? E in particolare l'usate lasciando il vostro firefox aperto, con le sue due o tre finestre, ciascuna con una ventina o più di tab attivi? E avete notato che spesso, nel resume dopo il suspend, un'intensa attività di I/O del disco rende la macchina completamente inutilizzabile per un tempo piuttosto lungo? Tanto più lungo quanto più lungo è stato il tempo in cui il computer è rimasto sospeso?
Be', allora andate pure a ripescare quel post di pollycoke in cui vi spiegava come montare la directory /tmp in RAM: forse sarà inutile per tutto il resto, ma scoprirete che quelle lunghe attese diventeranno un ricordo del passato, e potrete finalmente davvero "accendere" e usare il vostro laptop in tempi rapidissimi!

01 May 2009

Cervelli di Boltzmann: una fluttuazione?

Qualche giorno fa sono rimasto abbastanza sorpreso nel notare un anomalo aumento nel traffico verso un mio vecchio post su quell'obiezione a tutta una classe di spiegazioni à la principio antropico, evocata con l'immagine dei cervelli di Boltzmann.
Poi ho scoperto, sempre via Cosmic Variance, che non si trattava di una fluttuazione casuale, ma di una più o meno diretta conseguenza della pubblicazione di questa vignetta di Dilibert.

26 April 2009

Farewell

Addio, fisica.
 
Che poi, di fatto, è già un paio d'anni che la fisica era evaporata dal mio lavoro.
Ad ogni modo, da domani mi attende il mio ufficio brevetti.
 
See you space cowboy.